Pompei. Crolla l’economia delle Feste di Natale

Di solito gli operatori locali sono abituati a reagire alla mala sorte rimboccando le maniche e progettando il futuro nel settore del food & beverage come in tutti gli altri settori anche se negli ultimi giorni sono crollate inesauribilmente le prospettive di ricavare le briciole di ristoro economico dal movimento natalizio che avrebbe consentito agli imprenditori pompeiani di raggiungere almeno il 30% del fatturato rispetto agli anni migliori. “Ad essere colpiti sono stati principalmente il settore alberghiero e della ristorazione, l’abbigliamento, l’arredamento, le gioiellerie e il settore degli articoli da regalo”. Fa sapere Luigi Longobardi, presidente pompeiano di Confcommercio che condivide l’esperienza con tutto il distretto turistico in cui rientrano Castellammare di Stabia e la penisola sorrentina, insomma un territorio che trae linfa vitale dal movimento turistico internazionale. “Senza turismo a Pompei e Sorrento si ferma tutta l’economia” Spiega il leder della prestigiosa associazione dei commercianti che da poco è entrato nel direttivo Confcommercio del settore della moda. A Pompei cassa integrazione e contributi non sono arrivati ancora, nel frattempo invece di scendere in piazza ed incrociare le braccia (come i colleghi napoletani) i commercianti pompeiani hanno deciso, dopo le “improvvisazioni” di De Luca, di protestare con i negozi illuminati e le vetrine allestite a vista, lanciando lo slogan “I nostri negozi sono chiusi ma noi siamo aperti con la consegna a domicilio”. In poche parole al delivery del cenone di Natale che è diventato il “compromesso esistenziale” per numerosi ristoranti pompeiani a seguito della delusione delle misure restrittive alla mobilità e la chiusura di negozi ed esercizi pubblici campani si ripiega sul delivery e la consegna a domicilio anche delle strenne natalizie e la sorpresa sotto l’albero (che non deve mancare) per le persone che ci stanno a cuore.
Mario Cardone