Pompei. Il Termopolio ultima scoperta. Cosa bolle in pentola?

Fave tritate, gusci di frutti i mare, ossa di anatre e soprattutto otri con vino che emanavano ancora profumo, dopo duemila anni dalla sepoltura sotto la cenere del termopolio della Regio V con l’immagine della Nereide a cavallo sul frontespizio del banco di vendita di cibo caldo come era in uso a Pompei, dato che solo una piccola parte della popolazione poteva permettersi, all’epoca, una casa dotata di servizi per consumare i pasti. Le indagini scientifiche sugli avanzi fossilizzati depositati nelle anfore della tavola calda forniranno nuove utili informazioni sull’alimentazione pompeiana fornendo spunti creativi alla ristorazione locale che da quella antica ha ereditato l’anima e gli stessi ingredienti naturali, adattandoli alla cucina contemporanea. In ogni caso la metafora sul che cosa bolle in pentola dopo la scoperta del Termopolio della Regio V a Pompei si riferisce principalmente alla svolta che l’asse ministeriale dei Beni Culturali e del Turismo Italiano, che ha nel Direttore Generale Massimo Osanna una figura di riferimento, ha conferito alla politica di gestione del Parco Archeologico di Pompei rendendolo la punta di diamante della freccia che dovrà essere lanciata nell’universo globalizzato della cultura e del turismo, Il Regio V è un quartiere di Pompei, scavato negli ultimi due anni, nel corso degli interventi del Grande Progetto Pompei, allo scopo di consolidare i fronti di scavo storici. Esigenza che si è trasformata in un’opportunità formidabile per rilanciare a livello globale l’immagine mediatica di Pompei. Il salto di qualità riguarda però anche l’utilizzo di tecniche innovative governate sia in campo scientifico che su quello della forza mediatica. La creazione di un film – documentario per rendere popolare l’importanza di una scoperta archeologica apre un’autostrada di opportunità economiche e di immagine da vagliare e sperimentare. Lo stesso discorso può essere fatto sulla metodologia scientifica di ricerca, documentata coi dettagli nella trasmissione RAI- 2 del 26 dicembre 2020, partita con la scoperta del banco di vendita di cibi cotti, affrescato negli scavi di Pompei, insieme a resti di cibo nelle anfore seppellito sotto le ceneri della città soffocata dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.. Trasmissione RAI realizzata con un collage di riprese che documentano le operazioni di scavo degli ultimi due anni nel V Regio della città di Pompei. Sorprende che il lancio mediatico delle scoperte di questa campagna di scavi sia basato sulla valorizzazione di un settore primario alla base del turismo campano (quello della ristorazione) che nella Pompei Moderna ha colto (fino alla pandemia) grande successo sul piano della qualità che su quello dei numeri di visite e fatturati. Pensiamo che un’operazione del genere: programmata in anticipo ed ambivalente (di approfondimento scientifico e divulgazione popolare allo stesso tempo) ispirerà la programmazione della nuova direzione generale al Parco Archeologico di Pompei che avrà un riferimento politico nel Mibact e funzionale nella persona suo direttore generale Massimo Osanna. In poche parole da ora in poi saranno studiati e programmati tempi, modi e strumenti mediatici per diffondere i risultati delle nuove scoperte che riguardano Pompei (sia a seguito di campagne di scavo che della ricerca scientifica sui reperti, affidata ad Università, laboratori di ricerca ecc.). Il tutto per creare un grande clamore per tutte le novità che riguardano gli Scavi di Pompei sul filo rosso delle iniziative di ricerca e di scavo e con lo scopo di tenere costantemente viva l’attenzione suscitando curiosità e sempre nuovi flussi turistici.
Mario Cardone