Angri. Lo “strappo” sociale si consuma sulle rive dello Sguazzatorio

Angri. Le amministrazioni comunali dell’ultimo trentennio hanno praticamente creato un’insanabile frattura territoriale profondamente avvertita in tutta la cittadina

Angri Rio Sguazzatorio Strappo
Angri Rio Sguazzatorio Strappo

Angri. Lo “strappo” sociale si consuma sulle rive dello Sguazzatorio.

Le amministrazioni comunali dell’ultimo trentennio hanno praticamente creato un’insanabile frattura territoriale profondamente avvertita in tutta la cittadina. Le periferie, nel tempo, si sono sistematicamente scollate dal centro cittadino proprio per la mancanza di una classe politica dirigente capace di avvertire e leggere le esigenze della comunità “variabile”.

Le passerelle sulle rive della classe politica.

Accanto alla frammentazione e alla lacerazione sociale, generata soprattutto dal maurismo, oggi resta in piedi uno dei drammi più paradossali della comunità locale: gli allagamenti in località Avagliana e a Taurana, periferia di confine al nord del territorio. Una comunità che da anni chiede un serio tentativo di ripristino idrogeologico del territorio, un intervento concreto e incisivo che possa dare risposte e soluzioni efficaci che vadano oltre il solito dispendioso e ciclico dragaggio dei fondali del Rivo Sguazzatorio. Sindaci, onorevoli e consiglieri di ogni ramo istituzionale, si alternano in situ e, dopo avere fatto il solito giro di promesse sulle sponde del rivo, si voltano dall’altro lato ignorando che il problema persiste evidentemente in superficie, sotto la sede stradale, riconducibile anche alle falde acquifere sottostanti che s’ingrossano con i sempre più frequenti e intensi fenomeni piovaschi e non trovano uno sfogo naturale.

Le possibili cause degli allagamenti.

Le possibili cause: una zona morfologicamente depressa ma forse anche l’incisivo intervento dell’uomo con opere infrastrutturali nella zona, ritenute necessarie per la collettività. Solo negli ultimi anni sono stati stracciati centinaia di migliaia di euro per l’approssimativo dragaggio del rivo ma senza ottenere risultati convincenti: è come scavare sulla battigia della spiaggia. Del grande progetto Fiume Sarno non si sente più parlare e il vicino Alveo Comune Nocerino, che confluisce in località “Ciampa di Cavallo” proprio nello Rivo Sguazzatorio, mediante una paratia, non è mai stato bonificato, se non con interventi tampone. Chi era con i piedi nell’acqua è rimasto in tale precaria e assurda situazione. Chi è stato eletto invece deve la sua fortuna alla tempistica del voto arrivato lontano dalla stagione delle piogge, altrimenti oggi verrebbe accolto diversamente.

Il pressapochismo politico e la mancanza di una visione.

Oggi l’attuale classe politica locale, che rasenta un indescrivibile imbarazzo, populisticamente pronta a fare barricate per qualunque “vistosa” causa collettiva, senza tuttavia avere proposte e nemmeno alternative concrete, dimenticando di affrontare con criterio e metodo una situazione che ormai, senza usare eufemismi, sta affondando nella melma del corso d’acqua. L’attuale classe politica locale, non molto differente da quella fortunatamente passata, arginata e archiviata, oggi litiga per ben altro, molto aliena alle problematiche elementari del territorio. Una classe politica incapace negli anni d’inventarsi e di proporre una delega specifica per l’emergenza allagamenti in periferia, dove “manca qualunque supporto istituzionale” come scrivono gli stessi cittadini angresi esasperati e rassegnati in balia dell’acqua, a mollo con periodica e sempre maggiore frequenza. Sono in pochi ad avere abbracciato con serietà la causa di questa gente che non chiede l’eccezionale ma soltanto una vita più asciutta, senza la puzza delle fogne, l’incubo di dovere ricorrere sempre con più frequentemente agli stivali di gomma e vivere magari una vita normale anche con la pioggia “abbondantissima”. Amministratori e tecnici comunali, ma anche funzionari sovra comunali, sembrano alieni, dispersi nei meandri della burocrazia e delle inutili carte.

La rottura sociale e il populismo delle dirette.

Il casello è diventato un simbolico punto di rottura sociale, è stato demolito senza se e ne ma, come previsto da anni, è trascorso e passato. Le proteste hanno creato un pericoloso distinguo tra i cittadini, anche sull’onda “comunicativa” live del passionario sindaco Cosimo Ferraioli e del suo “codazzo”, ma ora bisogna evitare altri guai e altre inutili e vuote performance social. Obbiettivo precipuo deve andare oltre, puntando a una rinnovata coesione sociale e identitaria necessaria per evitare di fare annegare definitivamente la speranza di questa gente che paga lo stipendio a chi dovrebbe scrupolosamente amministrarli e governarli da buoni cittadini a ogni livello possibile. Questa gente ha il diritto di chiedere normalità o quanto meno una cosa del genere senza dovere rimuginare sul problema. I cittadini delle periferie non devono sentirsi “diversamente angresi”, assolutamente no.
Luciano Verdoliva