“GIUSEPPE” il libro, le note: oltre quello che si legge

UN GIURAMENTO CON I FIOCCHI Effetti della testimonianza di un padre-scrittore su un figlio scomparso tragicamente

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Milano, 12 gennaio 2021 (alba).

Chiedo di seguirmi a ritroso per qualche anno, ma vi riprendo a breve…

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Salerno, 18 marzo 2017.

Sono al Comune di Salerno, esattamente in Sala Gonfalone. La sala è piena e io sono morto di paura. E’ arrivata anche Telecolore.
Sono qui per presentare GIUSEPPE firmato con lo pseudonimo di El Grinta ed edito da Albatros, a maggio 2016.
Il romanzo è ispirato al suicidio realmente accaduto nella notte tra il 24 ed il 25 marzo 2014 a Milano, città in cui vivo, di Giuseppe, il mio primo figlio, all’epoca ventunenne (il primo di tre), quando cioè apre la finestra della sua camera, all’ottavo piano di un palazzo, e si lancia nel vuoto.
Ho cercato di raccontare sin da subito, il mal di vivere di un essere che si è sentito sin dall’adolescenza intrappolato nel proprio corpo e, infatti, GIUSEPPE è anche la storia di Noemi, alter ego femminile che assume contorni definiti nella vita di noi genitori solo nel momento in cui nostro figlio si toglie la vita.
Ricostruisco la vicenda a ritroso, a partire dalla notte maledetta, attraverso le pagine di un diario che auguro a chi ora mi sta leggendo e a chiunque altro, di non scrivere mai. Tutto in modo verace, diretto e senza mezzi termini.
Le colonne portanti del narrato (dove trova ampio spazio anche il racconto delle mie emozioni) sono due: l’identità di genere e il disagio giovanile che porta all’auto distruzione.
Sono agli albori della mia avventura letteraria e Gaetana Falcone, Assessore alle Pari Opportunità, buona amica di mia cugina Graziella, non solo ha voluto ospitarmi, ma è riuscita a coinvolgere come relatore anche il Professor Domenico Mazzullo, psichiatra e psicoterapeuta, nonché consulente RAI (appare alla trasmissione “Il verdetto”).
Il Dottor Mazzullo è un entusiasta di GIUSEPPE. Mi ha detto che l’ha letto due volte, benché abbia avuto poco tempo e a dispetto delle sue 569 pagine, ed è anche uno dei primi a chiedermi perché non ne faccia un film o uno sceneggiato.
In effetti, il suo entusiasmo si trasferisce subito bene nella presentazione che tiene. Erudita e appassionata. Tutti seguono attenti. Anche il capo ufficio stampa del Comune fa un bell’intervento. Ci sono poi due ragazzi che leggono dei brani scelti dal libro, cominciando dalla lettera che ha lasciato Giuseppe a mia moglie e a me e che è riportata integralmente e fedelmente nel libro così come l’ha scritta lui (anzi, tutto comincia da lì).
Il dibattito forse è un po’ fiacco. Con il tempo, poi, imparerò che le sale più sono gremite e più diventa difficile dialogare con il pubblico, a meno che non sia pubblico costituito da ragazzi che sono i miei veri giudici, veraci e implacabili.
Il bilancio, comunque, è fortemente positivo e mi accingo a lasciare il mio posto da dove abbiamo tenuto la presentazione, per chiedere a mia nipote Ida, al banchetto a ciò deputato, quante copie sono state prese, vero termometro del gradimento di un nuovo libro.
Mi si avvicina, però, un signore che, sin dall’inizio, ho visto in prima fila. Ha seguito tutti gli interventi con estrema attenzione, ancora più degli altri. E’ molto garbato. Vestito con semplicità e in modo sportivo. Un po’ pelato.
Mi dà la mano e… qui inizia la storia di oggi.
“Ho 54 anni… Sono omosessuale… Lei mi deve giurare che continuerà questa battaglia. Mia mamma mi ha sempre contrastato. Ma lei mi deve giurare che continuerà a far capire ai genitori dei figli omosessuali quanto sia importante per i figli avere il loro appoggio!”
Intanto si mette a piangere e mi abbraccia. Mi bagna il volto con le sue lagrime. Sempre tenendomi la mano. Quella, però, non è una stretta di mano. E’ un avvinghio energico e disperato.
E’ più quello che comunica con il corpo e le lacrime, che non con il dialogo stesso.
Rimango allibito. Sono senza parole. Il signore che mi sta stringendo con tanta determinazione e volitività, non pensa di me che possa essere un padre affranto dal dolore, che si è messo a scrivere con l’unico obiettivo di ritrovare e magari commemorare il figlio scomparso perché se no impazziva dalla disperazione. Neanche si chiederà se ho altri due figli da tirare grandi e una moglie che sta cambiando e impazzendo a causa di questo dolore inenarrabile e implacabile.
Il signore che mi sta abbracciando, rectius ghermendo, in me vede solo un forte guerriero, magari anche principe e nobile, a cui ben affidare la sua accorata richiesta che chissà da quanti anni e con quali turbamenti, sta covando.
L’emozione di essere visto in questo modo l’ho provata – ma non in una forma intensa come in quel momento – solo un po’ qualche mese prima, alla Pinacoteca del Comune di Roma, in Campidoglio, dove a novembre 2016, sono stati invitati i finalisti del Premio Piersanti Mattarella (GIUSEPPE il giorno dopo conseguirà il secondo posto ex aequo per la narrativa edita). In quella circostanza, infatti, un altro distinto signore – che però non si presenterà e nel mio immaginario ho sempre pensato che fosse l’agente letterario di un autore non classificatosi – alla fine della presentazione, mi si avvicina e mi dice serio, porgendomela:
“Posso stringerle la mano?”.
Ma ritorniamo a Salerno…
Voi cosa avreste fatto? Personalmente, non mi sono sentito di non giurare. Ma non per liberarmi dalla stretta pressante, bensì perché non mi sono sentito di deludere una persona che mi vedeva in quel modo e mi attribuiva chissà quale potere…

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Milano, 12 gennaio 2021 (mattina).

Credo di aver rivisto il signore omosessuale di cui ho detto, solo di sfuggita un’altra volta nella stazione ferroviaria di Salerno, durante una delle mie scorribande, ma poi, mai più.
Avrò mantenuto fede a quel giuramento in questi anni?
“E chi può dirlo!” direbbe zio Giovanni.
Consentitemi, però – e con questo credo di poter appagare anche la giusta curiosità di chi mi ha letto sin qui – di dire qualche cosa su come si è andato posizionando GIUSEPPE da lì in poi e fino ad oggi.
Da novembre 2017 a novembre 2019, prima cioè che il covid fermasse l’attività in presenza delle scuole, è stato presentato per tutta Italia in 24 Istituti Superiori e una Inferiore (solo alle terze medie), fino ad arrivare a novembre 2020, quando, attraverso il libro e la mia testimonianza diretta, l’Amministrazione Comunale di Viareggio ha voluto tenere anche un incontro on line, con un credito formativo riconosciuto dal MIUR, per i docenti che vi partecipavano.
Mi dicono che il libro è quello che forse tutti noi genitori dovremmo leggere e che comunque è ben indicato anche per i ragazzi, a partire dalla terza media.
Per le scuole, di fatto, è l’occasione per creare un bel dibattito e cercare di fare tutti assieme – studenti, loro docenti, psicologi dello Sportello Ascolto se presente, dirigente scolastico e padre scrittore – proiezioni per il futuro e per le proprie vite, soprattutto se attraversate da problemi che non si riesce a risolvere da soli, proprio per non finire di scegliere come Giuseppe di togliersi la vita o comunque di isolarsi.
Anche gli psicologi che garantiscono lo Sportello Ascolto, in quelle scuole che lo hanno previsto, sono ben lieti di partecipare a queste presentazioni (in qualche caso, dopo di esse, addirittura la richiesta di avvalersi di loro, è aumentata), perché, solitamente, chi subisce un dolore così grande, tende a chiudersi e non ad aprirsi, consentendo invece, con la testimonianza che reco, il momento di riflessione di cui stiamo parlando.
E se questo è il giudizio del pubblico, come critica letteraria, da agosto 2016 ad aprile 2019, GIUSEPPE, pubblicato in seconda edizione a maggio 2018, ha ricevuto 21 riconoscimenti in tutta Italia, tra cui vari primi Premio per la narrativa edita.
Di recente, forte dell’esperienza maturata parlando con gli studenti nei miei giri per le scuole d’Italia, ho elaborato un nuovo GIUSEPPE dove le “telecamere” sono puntate solo su Giuseppe e Noemi, e ho dato l’incarico all’Agenzia Letteraria IBA, International Book Agency, di Castellana Grotte, Bari, guidata da Alessandro Labonia, di trovare un nuovo editore per l’Italia (proprio a dicembre 2020 è stata avviata un’importante trattativa riservata) e, contemporaneamente, di curarne la cessione dei diritti all’estero.
Se va bene, tra qualche anno si può parlare anche del film, come diceva il Professor Domenico Mazzullo quella sera a Salerno.
Consentitemi, ma credo proprio che si possa dire che il giuramento sia stato rispettato alla grande…
Il racconto, con l’obiettivo dichiarato di onorare la memoria di Giuseppe, però, cerca anche di capire la forte componente dell’hikikomori di questo figlio difficile ed è questo l’unico grande cruccio che ho come scrittore: quando parlo con i ragazzi, ma anche con i loro genitori, docenti e psicologi, a meno che non ci sia un motivo ben presente nelle loro vite, ci si concentra sempre sui problemi dell’identità di genere e poco sull’isolamento, che invece è stata la vera causa della morte di Giuseppe e chissà di quanti altri ragazzi nel mondo. Ma se riesco a far capire quanto ciò sia importante (non dico risolverlo!), avrò vinto la mia battaglia e forse avrò rispettato un altro e più importante giuramento…
Ovunque tu sia, buona fortuna Giuseppe Noemi!
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GIUSEPPE, al momento, è andato esaurito e non si trova in libreria. Chi vuole reperirlo, può contattare direttamente l’autore o attraverso la redazione o attraverso la sua pagina Facebook “El Grinta Milano” .

EL GRINTA