Scafati. Centro sociale Mariconda, una cattedrale nel deserto

Scafati. Con il Polo Scolastico e il fallimento del progetto ex Copmes, il centro sociale Mariconda rappresenta un’altra cattedrale nel deserto sulle spalle della città

Scafati Centro di quartiere Mariconda
Scafati Centro di quartiere Mariconda

Scafati. Centro sociale Mariconda, una cattedrale nel deserto

Con il Polo Scolastico e il fallimento del progetto ex Copmes, il centro sociale Mariconda rappresenta un’altra cattedrale nel deserto sulle spalle della città. Opera partita e mai terminata, e come le altre finita in un’aula di Tribunale. Il sindaco Cristoforo Salvati in questi giorni ha chiesto e ottenuto un dossier sullo stato di fatto del centro sociale che doveva nascere nel quartiere popolare di Mariconda.

Struttura solo abbozzata

Attualmente la struttura è solo abbozzata. Più volte vittima dei ladri, che hanno trafugato negli anni tutto il materiale da cantiere, oggi il centro raccoglie erba e soprattutto rifiuti. La relazione, meglio la cronistoria redatta dalla responsabile dei Lavori Pubblici Erika Izzo, è al vaglio di Salvati. Concausa dell’abbandono del cantiere da parte dell’impresa appaltatrice viene ritenuta la Regione Campania, per i ritardi con i quali saldava gli avanzamenti dei lavori. Ritardi che hanno comportato prima l’anticipo dei soldi da parte del Comune, poi l’abbandono da parte dell’impresa appaltatrice.

Il contenzioso legale con la regione

Contro la Regione Campania Palazzo Mayer avrebbe avviato, da circa quattro anni, un contenzioso legale, o almeno è quanto ad aprile 2017 la stessa dirigente Izzo aveva dato mandato di fare all’ufficio legale. Un’opera finanziata con i fondi Piu Europa, aggiudicata alla ditta Comi srl di Napoli, per un importo di 675 mila euro iva compresa, saliti a 748 mila dopo una rimodulazione del quadro economico per una perizia di variante in corso d’opera. I lavori iniziarono il 19 marzo 2015, termine previsto entro il 15 settembre dello stesso anno.

Le proroghe alla ditta appaltatrice

Un cammino tortuoso, che vide la concessione di diverse proroghe sulla data di consegna dei lavori. Due sospensioni accordate per un totale di 22 giorni, che fecero slittare la data di scadenza del termine contrattuale al giorno 7 ottobre. Da quel momento e in più riprese la ditta appaltatrice aveva chiesto ed ottenuto proroghe, fino ad arrivare al termine definitivo (pena anche la perdita del finanziamento) del 24 dicembre 2015. Ogni tentativo di riuscire nel completamento dell’opera risultò vano, fino a che la ex dirigente dell’area Lavori Pubblici, l’architetto Maria Gabriella Camera, sentito l’allora Rup Erika Izzo, non predispose tutti gli atti necessari per la risoluzione contrattuale, per eccessiva e ingiustificabile lentezza della Comi srl.

Gli anticipi versati

Oltre al contenzioso con la ditta di Napoli e la Ragione Campania, il Comune di Scafati ci ha rimesso pure la somma di circa 272 mila euro, pari ai diversi anticipi erogati in attesa dei fondi regionali. Attualmente l’opera rientra nei nuovi finanziamenti Pics, con una copertura di quasi un milione di euro. Fondi che pure sono a rischio perdita, considerata l’assenza di tecnici qualificati che possano seguire la realizzazione dell’opera. “Abbiamo denunciato anomalie fin dalla precedente amministrazione, passando per la gestione commissariale – ricorda Giuseppe Sarconio, consigliere comunale di minoranza – non solo uno spreco di fondi, oggi il cantiere è pericoloso e diventato una discarica a cielo aperto”.