Pompei. La città immersa nella nebbia

Stamattina (26 febbraio) il centro di Pompei è scomparso dentro una fitta nebbia. La città vesuviana, rinomata per il Parco Archeologico e la cattedrale Mariana più visitata al Sud, sembrava sbiadita al sole. La natura si è presa, una volta tanto, la rivincita rispetto ad un centro urbano costruito nella zona umida della foce del fiume Sarno. La città di Pompei una nebbia così densa non l’aveva mai vista nel centro moderno e nella Pompei Antica. Se la facciata emblematica del Santuario di Pompei ha assunto un’espressione irreale, figuriamoci la periferia prevalentemente agricola, che ha visto l’umidità sprigionarsi dal fondo degli orti dal retaggio antico come vapore da una pentola in ebollizione, effetto dello sbalzo di temperatura di una primavera anticipata. In via Aldo Moro è stato anche questa settimana il mercato settimanale (consentito dalla normativa anticovid della zona gialla in cui rientra Pompei e tutta la Campania). Non s’è vista la solita folla del venerdì, in parte a causa della nebbia ma anche perché molti pompeiani erano convinti che il mercato non avrebbe aperto a causa del Covid. Invece no. La Scuola resta chiusa e il Mercato viene aperto. E’ questa la logica prudenziale che prevale oggigiorno perché il business fa mangiare la cultura no. Ecco perché restano chiusi anche gli Scavi di Pompei.
Mario Cardone