Scafati. Santocchio tiene duro e ricorre contro la sua sfiducia

Scafati. Santocchio tiene duro e ricorre contro la sua sfiducia. Aria di crisi nella maggioranza Salvati

Mario Santocchio e Cristoforo Salvati
Mario Santocchio e Cristoforo Salvati

Scafati. Santocchio tiene duro e ricorre contro la sua sfiducia. Aria di crisi nella maggioranza Salvati

Il Presidente del Consiglio Comunale non può essere oggetto di sfiducia, ma di revoca. E siccome lo Statuto e il regolamento per le adunanze consiliari non prevedono questo importante articolo, Mario Santocchio decide di ricorrere contro la delibera consiliare che il 31 dicembre 2020 lo ha visto decadere dalla sua carica di Capo dell’Assise. Santocchio lo ha deciso contro il parere del sindaco Cristoforo Salvati, che di contro ha cercato fino all’ultimo di tessere gli equilibri della sua maggioranza per la rielezione del suo fido braccio destro.

Salvati molto debole politicamente: non ha i numeri e neanche la forza politica

Il primo cittadino però non ha i numeri, e neanche la forza politica di riuscire ad “imporre” alla sua coalizione nuovamente il nome di Santocchio. Del resto, non ha avuto neanche la capacità di evitare che la mozione di sfiducia arrivasse in Aula, comportando, alla seconda votazione, la decadenza di Santocchio. Dalla storia della Repubblica il noto avvocato scafatese è risultato il primo Presidente sfiduciato, un’operazione che non riuscì neanche alla corazzata di Pasquale Aliberti contro Pasquale Coppola. La mozione nasce su proposta di ben sei consiglieri comunali di maggioranza, a cui si sono aggiunti i voti della minoranza.

L’ira dell’Avvocato per la defenestrazione, ci sarebbero motivazioni politiche alla base della sfiducia

Santocchio però non ha mai digerito di essere stato trombato, convinto che dietro l’operazione ci fossero motivi politici e non istituzionali. A distanza di due mesi, visto che ogni tentativo di trovare i voti necessari per la sua rielezione sono finiti nel vuoto, Santocchio ha chiesto aiuto alla Magistratura amministrativa, impugnando la sua sfiducia. Una mossa che probabilmente lo espone a rischio incompatibilità, avendo di fatto avviato una lite pendente contro l’Ente da lui amministrato, nella qualità di consigliere comunale. Sarà la segretaria Giovanna Imparato a verificare questi presupposti, fatto sta che Santocchio è deciso di andare fino in fondo.

Il richiamo al Tuel che non contempla la sfiducia al Presidente

L’ex Presidente si richiama al Tuel, che di fatto non contempla la sfiducia al Presidente, bensì la sua revoca. Il ruolo del presidente del consiglio comunale è strumentale non già all’attuazione di un indirizzo politico di maggioranza, bensì al corretto funzionamento dell’organo stesso e, come tale, non solo è neutrale, ma non può restare soggetto al mutevole atteggiamento fiduciario della maggioranza, e quindi la revoca di detta carica non può essere attivata per motivazioni politiche, ma solo istituzionali, quali la ripetuta e ingiustificata omissione della convocazione del Consiglio o le ripetute violazioni dello statuto o dei regolamenti comunali. Il regolamento per le adunanze comunali sarebbe quindi sbagliato, secondo la tesi di Santocchio, perché si richiama alla “sfiducia” e non alla revoca. Resta inteso però che i sei sfiducianti nella loro mozione tiravano in ballo mancanze e inosservanze di natura tecnica, e non carenza di fiducia politica. Sarà il Tar a fare luce.
Adriano Falanga