Pompei- Le donne sacerdotesse, imprenditrici, commercianti, madri

Pompei- Le donne sacerdotesse, imprenditrici, commercianti, madri

Nella giornata internazionale delle donne, ricordando la vita delle donna nell’antica Pompei che erano responsabile della famiglia e della casa, curavano i figli, controllavano il lavoro degli schiavi ma partecipavano anche alla vita pubblica come alle cerimonie sacre, le campagne elettorali, pur non avendo diritto di voto.

Le donne più emancipate si acculturavano ricoprendo cariche sacerdotali pubbliche e partecipavano da protagoniste alla vita economica di Pompei come imprenditrici a vari livelli. La donna nell’antica Pompei cura molto l’immagine come dimostrano le creme e gli oggetti da toletta rinvenuti negli scavi e i ritratti femminili con gioielli, diademi e acconciature che esaltavano il fascino muliebre.

In una città commerciale dell’Impero romano non c’è da stupirsi che una delle figure sociali preminenti, Eumachia una donna che alla morte del marito ereditò una grossa attività imprenditoriale basata sull’industria della lana e divenne anche sacerdotessa al culto di Venere. È suo il sepolcro più sontuoso nella necropoli di Porta Nocera e fu lei ad erigere, a proprie spese, una delle costruzioni più grandi del Foro: “l’edificio di Eumachia” che si pensa fosse servito per le riunioni dei operai della lana o come sede della corporazione dei fullones. L’edificio fu eretto probabilmente per agevolare l’ascesa sociale di suo figlio, eletto duumvir nel 2-3 d.C. Sul fondo del criptoportico dell’Edificio Monumentale che porta il suo nome fu posta una statua della stessa Eumachia dalla potente corporazione dei fullones. Altra imprenditrice operativa nel settore immobiliare alla fine del primo secolo fu Giulia Felice che riunì precedenti costruzioni in un unico complesso edilizio, organizzato come una “villa urbana” caratterizzata dalla prevalenza di aree verdi e divisa in quattro nuclei con ingressi indipendenti: una casa ad atrio, un grande giardino dotato di ambienti residenziali, un impianto termale e un vasto parco.

Il nome di Giulia Felice ricorre in un’iscrizione dipinta sulla facciata dopo il disastroso terremoto del 62 d.C. in cui la proprietaria annuncia la locazione di parte della sua proprietà dimostrando ottima capacità negli affari. Il complesso che porta il suo nome fu caratterizzato dal rinnovamento decorativo di gran parte degli ambienti, tra cui spicca il triclinio estivo, con l’imitazione di una grotta con giochi d’acqua intorno ai triclini, aperto sul portico con pilastri marmorei. Dedito agli affari col popolo minuto fu invece Asellina che gestiva una caupona (tavola calda), una stazione di sosta riservata ad una utenza medio bassa. Al piano terra si consumavano i cibi o si beveva del vino di bassa qualità e al piano superiore alcune prostitute intrattenevano i clienti. La popolarità di queste donne imprenditrici doveva essere notevole visto che firmavano pubblicità elettorali a sostegno di alcuni candidati alle cariche pubbliche di Pompei.