Scafati. COVID: lo sfogo di Luca Ametrano

Scafati. Lo sfogo di Luca Ametrano, gestore del bar tabacchi dove lavorava Luigi Barbaro, il 39enne deceduto per le complicazioni Covid-19

Covid19 campania
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Scafati.COVID. Lo sfogo di Luca Ametrano

“Luigi era per noi come un figlio, non è vero che ha contratto l’infezione nel bar”. E’ lungo lo sfogo di Luca Ametrano, gestore del bar tabacchi “Touch” di via Della Resistenza, l’attività dove lavorava Luigi Barbaro, il 39enne deceduto la scorsa settimana per le complicazioni da Covid-19. Una storia che ha fatto velocemente il giro della città, alimentando pettegolezzi e illazioni che la famiglia Ametrano respingono fortemente.

Tante accuse.

“Ci hanno accusato di tutto, di una multa da centomila euro, di arresti domiciliari di mia moglie, di altri dipendenti contagiati. Una persecuzione mediatica ma anche Istituzionale – continua Ametrano – che ci ha portato un crollo del fatturato del 90%”. Il commerciante ricostruisce quei giorni difficili. “Non appena ci disse di non sentirsi bene gli consigliammo di restare a casa, sottoponendolo a test rapido. Accertata la sua positività fu sottoposto al tampone molecolare ASL, e da allora non è più ritornato a lavoro”. Contrariamente alle voci di paese, nessun altro dipendente è risultato positivo. “Sia io che i miei figli e mia moglie siamo risultati negativi, eppure eravamo e siamo tutti qui. Impossibile quindi che Luigi abbia potuto contrarre il virus dove lavorava”.

La verità nel verbale.

Esibisce il verbale redatto dalla Polizia Municipale e l’attestato di avvenuta sanificazione Ametrano. “Non è vero neanche che ci hanno chiuso perché non in regola con la sanificazione”. La seconda chiusura, avvenuta dopo 24 ore dalla prima, è scaturita, come riporta il verbale dei caschi bianchi, perché all’esterno dell’attività mancava il foglio con sopra indicata la capienza massima di persone consentita. “C’è sempre stata, ma sono fogli che il vento può portare via. La verità è che siamo persone perbene, e non meritavamo di finire nel clamore mediatico”.

Complice anche la paura diffusa, è soprattutto sui social che le illazioni sono diventate offese, tanto da comportare gravi danni sia d’immagine che economici. “Siamo onesti imprenditori, abbiamo quattro attività simili, e ci conoscono tutti. Abbiamo dato mandato al nostro legale di tutelarci in sede legale contro chi ci ha diffamato sui social. A Luigi volevamo bene, lo abbiamo sempre aiutato e sostenuto”. Il ragazzo, già provato da pregresse patologie, era molto conosciuto in via Della Resistenza, è morto all’ospedale di Ariano Irpino una settimana fa.

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Adriano Falanga