Napoli. Presentata la mostra ‘Gladiatori’

Idoli delle folle, brama delle donne, agitatori di storiche ribellioni, i gladiatori già
nell’antichità guadagnarono una fama che andò ben oltre l’arena e accomunò tutto l’Impero,
anche le sue propaggini nordeuropee. Molti di questi echi hanno nutrito
la filmografia hollywoodiana fino al capolavoro di Ridley Scott.
Con l’Antikenmuseum di Basilea abbiamo voluto raccontarne le vicende, attraverso
centosessanta opere che descrivono l’arte gladiatoria, che permeava molti aspetti
della vita quotidiana dei romani, dalle domus private (mosaici e affreschi interni,
graffiti sulle facciate esterne, oggettistica e ornamenti) agli ambienti pubblici.
Stavolta, tuttavia, i gladiatori non sono rappresentati solo come uomini coraggiosi,
pronti ad affrontare la morte in ogni scontro, ma anche nella loro dimensione privata, intima,
come provano i testi delle iscrizioni funebri.
Oltre che dall’Antikenmuseum di Basilea, dalla Svizzera giungono importanti
reperti come il mosaico di Augusta Raurica, che, visibile dopo il restauro, rappresenta scene
di combattimenti su una superficie di eccezionale estensione.
Altri importanti prestiti provengono da Pompei, Roma, Paestum, Capua, Ravenna.
La mostra è anche una straordinaria occasione per costruire una superba rete
degli anfiteatri campani, italiani ed europei che possa sopravvivere a lungo in armonia con quanto,
da tempo, indica la Regione Campania, che promuove itinerari territoriali tematici.
I miei sentiti ringraziamenti vanno in primis ad Andrea Bignasca, a Valeria
Sampaolo e a Friedrich-Wilhelm von Hase per aver concepito l’idea ed elaborato
il progetto scientifico dell’esposizione.
Agli archeologi Esaù Dozio, Laura Forte e Valentina Cosentino va la mia riconoscenza
per la curatela di tutti gli altri aspetti scientifici e organizzativi.
Ad Andrea Mandara e Francesca Pavese per il progetto allestitivo.
Ad Electa per la redazione del catalogo.
“Gladiatori” è la mostra più bella e, per le tristi vicende accadute
nel mondo negli ultimi mesi, anche quella più sofferta per il MANN.
Siamo stati feriti, ma ci siamo rialzati.
Lo spettacolo nell’arena può continuare
Vi chiederete – con qualche comprensibile perplessità – perché presentare oggi
in una grande mostra i gladiatori di Roma. Da una parte è già stato fatto più volte,
anche con i fantasiosi luoghi comuni prodotti dalla cinematografia di Hollywood;
dall’altra sembrerebbero esserci oggi proposte più costruttive per la nostra precaria
attualità, già troppo turbata da violenze altrettanto “spettacolari” quali gli attentati terroristici
o le esecuzioni dell’Isis nel teatro di Palmira.
Ma è proprio per motivi umanistici che noi operatori culturali interveniamo
adesso su questo tema. Lo facciamo con un progetto di partenariato nato in rete
tra grandi istituzioni di lunga tradizione e distribuite sul vasto territorio
che, una volta, era dominio romano: il Museo Archeologico Nazionale di Napoli,
il Colosseo di Roma, l’Antikenmuseum di Basilea
e l’adiacente colonia romana di Augusta Raurica.
In questo modo convogliamo in un solo progetto i preziosi materiali
e le straordinarie competenze dell’Italia romana nella vivace realtà delle sue province
transalpine. Centro del potere e periferie sono riuniti come un tempo
per far luce su un fenomeno politico-sociale complesso, oggi parzialmente
frainteso e che ha interessato entrambi.
Il tema dei gladiatori è svolto in maniera innovativa e onnicomprensiva
di tutti i suoi aspetti ritualistici, politici, sociali ed etici.
Si parte dalle origini in Grecia e nell’Italia magnogreca
con i giochi ritualizzati in onore del defunto aristocratico quando,
davanti alla sua tomba o alla sua pira, si svolgevano combattimenti con armi diversificate.
Si prosegue con l’introduzione dei combattimenti gladiatorî in Italia,
dapprima in contesto analogo a quello greco poi in ambito sempre più politico,
per arrivare alla costruzione degli anfiteatri e all’istituzione dei munera.
Si entra nel dettaglio di analisi forensi fatte sui resti ossei dai cimiteri di gladiatori
di Efeso e York nonché delle testimonianze epigrafiche e letterarie per scoprire
il gladiatore-individuo che si cela dietro la maschera, la sua vita, la sua dieta,
le sue motivazioni e le sue speranze.
Il concetto espositivo non prevede solo una mostra d’arte.
Le opere sono senz’altro d’eccezione e di qualità elevata, ma soprattutto mettono
in luce un fenomeno politico e culturale tra i più significativi dell’antichità romana.
In un contesto di violenza generalizzata, sfociata nelle guerre civili alla fine
della Repubblica e continuata nella precarietà istituzionale del Principato
sempre in balía degli umori e delle capacità del solo imperatore,
era inevitabile lo svilupparsi di un progressivo pessimismo che si rispecchiava idealmente
anche negli spettacoli nell’arena, in un tentativo audace di risoluzione
attraverso le qualità morali dell’antica Roma.
La forte sostanza morale della cultura romana, espressa da Virgilio, Seneca e Tacito
in tanti esempi letterari illustri, è riflessa in maniera plateale e roboante anche nelle arene
gladiatorie. Il coraggio, lo sprezzo del pericolo e l’abilità nel combattimento dei gladiatori
suggellavano in maniera esemplare e davanti a tutto il popolo la virtus romana che aveva
costruito la società civile con la forza delle armi.
Questo era l’esempio da seguire, il messaggio volutamente politico
e profondamente morale trasmesso nelle arene per vincere le forze del male,
l’oscuro e il barbarico. L’uomo romano è Giano bifronte.
Per conquistare la sua identità deve combattere e, come l’Enea di Virgilio,
è eroe collettivo, opera per il bene di tutti e per raggiungere uno scopo comune,
sociale ed eticamente elevato. La virtù che lo motiva è umanamente
legata al furore della lotta e allo splendore della vittoria.
I nemici e i criminali sono condannati a essere sbranati dalle fiere,
gli ingiusti cadono in combattimento ed è con la virtù che si costruisce
una società civile, organizzata e moralmente solida.
Mai come nelle arene dell’Impero si è riusciti a mettere in scena,
in maniera così contrastante e al tempo stesso brillantemente
educativa, l’eterna lotta dell’uomo tra il bene e il male.
In piena sintonia con la direzione di Augusta Rauricae a nome
dell’Antikenmuseum di Basilea ringrazio vivamente
e in primis il direttore del Mann, Paolo Giulierini, nonché le colleghe
e i colleghi delle altre istituzioni italiane per questa splendida collaborazione internazionale
che, attraverso un aspetto fondamentale del nostro comune passato, ci ha fatto chiudere
il cerchio riunendo competenze,personale e materiali che non solo riscrivono la storia ma
che vogliono essere anche comprensione del presente.
Questa importante mostra, dedicata ai gladiatori, rappresenta un’ulteriore
occasione per consolidare le sinergie tra il Parco archeologico del Colosseo
e il Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Il tema prescelto, più di altri, consente di riannodare il filo rosso della memoria
che restituisce alla Campania quella originalità e vivacità culturale, nello specifico
quasi un primato, di cui è stata portatrice in età romana,
anche rispetto alla capitale dell’Impero.
E il Parco archeologico del Colosseo, a livello internazionale,
grazie anche a film di grande successo, considerato monumento
simbolo dei giochi gladiatorî, ha accolto con grande interesse la possibilità,
che è stata offerta, di partecipare all’esposizione ed eventualmente di ospitarla in futuro.
Peraltro, di recente, la mostra dedicata a “Pompei 79 d.C. Una storia romana”,
allestita all’interno del Colosseo, è stata resa possibile proprio dalla felice collaborazione
con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Di seguito, altre iniziative vedranno le due istituzioni protagoniste di progetti
condivisi, con un incontro e uno scambio di professionalità,
certamente con vantaggio reciproco.
Questo periodo particolarmente complicato per la cultura, e non solo,
rende sempre più stringente la necessità di attivare sinergie, di individuare in forme
condivise nuove prospettive, nuovi strumenti di comunicazione e di relazioni
con il pubblico, a partire dalle comunità locali e dalla società civile.
E il Parco archeologico del Colosseo sarà sempre in prima linea in questa direzione strategica.
Il volume, che accompagna la mostra Gladiatori al Museo Archeologico
Nazionale di Napoli, illustra le “macchine da guerra dell’antichità”,
il cui mito perdura attraverso i secoli, attraverso gli oggetti,
anche di uso quotidiano, che ne documentano la straordinaria popolarità.
I saggi restituiscono la vita dei gladiatori, descrivendo, ad esempio,
le tecniche di combattimento, lo svolgimento degli spettacoli, che comprendevano
diverse forme di caccia con tutte le specie di animali; ma anche le zone
di provenienza, le abitudini alimentari e sociali, riflettendo così il lato umano dei lottatori.
Nel volume sono inclusi sia aggiornamenti e novità sugli anfiteatri
della Campania e sui rinvenimenti pompeiani, sia approfondimenti
sulla diffusione di argomenti gladiatorii nella vita quotidiana dell’antichità.
Il catalogo si conclude con la presentazione, per la prima volta in Italia
dopo il recente restauro, del grande pavimento a mosaico da Augusta Raurica,
nei pressi di Basilea, che dimostra come nessun angolo
dell’impero fosse esente dal tifo per i gladiatori.