Pasqua. Il casatiello dolce della tradizione e tempi lunghi di lievitazione

Dai dettagli di affreschi di ville rustiche e d’otium dell’Antica Pompei e suoi suburbi, famosi per la produzione di vino del Vesuvio, esportato in tutto il Mediterraneo, e dai reperti di archeobotanica conservati nei magazzini del Laboratorio Scientifico del Parco Archeologico di Pompei nasce l’ispirazione del pranzo pranzo da consumare all’aperto nella Festa della Primavera che celebravano i pompeiani nei loro triclini all’aperto del verde agreste. Festa che per i cattolici ricorre a Pasqua o, meglio ancora, a Psquetta. Nella cucina di primavera prevaleva il grano come elemento agricolo fondamentale per il nutrimento e di base alla preparazione del pane che, per il tipo di preparazione dell’epoca, è considerato l’antenato del “casatiello”, entrato di diritto nella tradizione vesuviana. La ricetta del casatiello dolce l’abbiamo ricevuta dal maestro di cucina Sandro Acunzo. “Tempo, pazienza e tanto lavoro di gomito”. E’ la considerazione preliminare alla lista degli ingredienti (un chilo di farina doppio zero, 300 grammi di criscito, 170 grammi di sugna, 500 grammi di zucchero, una tazzina di rhum, 100 grammi di canditi, una bustina di vanillina, un limone grattugiato e 2 fiale di millefiori). Sgusciare le uova aggiungendovi zucchero e mescolare. A parte sciogliere il criscito col latte caldo e mescolarlo alle uova liquide e zuccherate. Quindi impastare per 20 minuti: forza di muscoli ed olio di gomiti mettevano in evidenza le doti delle schiave adibite in cucina. Mettere l’impasto a dormire per 8 ore. Il cuoco no. E con l’impasto, con rinnovata energia, per altri 20 minuti. Alla fine aggiungere canditi, vanillina e limone grattugiato ed elisir millefiori. Introdurre l’impasto in uno stampo da 34 centimetri, spalmato dentro con lo strutto. Successivamente poi metterlo a crescere ancora due giorni nel forno spento e luce accesa. Dopo il casatiello dolce va in cottura. All’uscita del forno viene guarnito per il piacere degli occhi. E così che parte il processo di degustazione