Artisti al tempo della pandemia. Intervista ad Antonello Rondi

Aldo Severino incontra uno dei più grandi interpreti della Canzone Napoletana. Dal "Columbus Day" a "Napoli prima e dopo".

Antonello Rondi
Antonello Rondi

Artisti al tempo della pandemia. Intervista ad Antonello Rondi.

Una delle più belle voci di Napoli.Potente, pulita, chiara. Una voce che ha portato in giro per il mondo, la canzone napoletana.

La storia di un Cantore di Napoli.

Antonello Rondi è sicuramente, nell’immaginario collettivo, un interprete della canzone napoletana con la “I“ maiuscola, un artista di tutto rispetto che con il suo dono, la sua voce, ha varcato i confini del mondo musicale.E’ conosciuto infatti in tutto il mondo: Canada, Austr

Antonello Rondi "Napoli prima e dopo" - 2015
Antonello Rondi “Napoli prima e dopo” – 2015

alia, Giappone, America, Argentina e ovunque sia andato ha sempre lasciato un segno come uno dei più grandi cantori di Napoli.Debutta nel 1973, nel programma del primo canale televisivo della Rai “Le nuove canzoni di Napoli”. Erano gli anni delle tv e radio private e le sue prime canzoni, diffuse nell’etere, si ascoltavano un po’ dappertutto. I suoi LP, long playing e prima ancora, le musicassette, venivano vendute nei tanti negozi di dischi e anche quelle taroccate che in quel periodo cominciavano a prendere vita, avevano, nonostante tutto, un buon riscontro di pubblico.

Antonello Rondi - Antonio Casagrande - Maria Basile -
Antonello Rondi – Antonio Casagrande – Maria Basile

La sua carriera è comunque iniziata con Antonio Casagrande, papà di Maurizio, uno dei più grandi attori del teatro Napoletano. Poi numerosi concerti in tutto il mondo e moltissime esibizioni in Europa, tante apparizioni in trasmissioni televisive, tante rassegne teatrali, quasi 30 album all’attivo, e tanti altri non conteggiati poiché molte case discografiche realizzano compilation con le sue canzoni.

Le esperienze al Columbus Day.

Antonello Rondi ha anche partecipato, assieme a Gloriana, a Peppino di Capri e Valentina Stella, per ben tre volte, al Columbus Day di New York, un’importante manifestazione internazionale, celebrata in molti paesi delle Americhe per commemorare il giorno dell’arrivo di Cristoforo Colombo nel Nuovo Mondo.

Columbus-Day-Antonello-Rondi-con-Gloriana
Columbus-Day-Antonello-Rondi-con-Gloriana

Memorabili le tournè del 2008 negli Stati Uniti con concerti a New York, Philadelphia e Jersey City, quando venne invitato dall’università di Arthefor, per parlare con gli studenti della canzone napoletana. Da ricordare anche il concerto nel 2009 in Argentina davanti a 3500 spettatori nel Teatro Coliseo di Buenos Aires, una serata indimenticabile per tutti gli emigrati in quelle terre che, all’ascolto delle melodie cantate da Antonello Rondi, assaporarono per una serata il ricordo dei paesi natii.

“Napoli prima e dopo”.

Tante anche le partecipazioni a “Napoli prima e dopo”, vera antologia della canzone napoletana organizzata e trasmessa su Rai Uno, dell’indimenticato Pino Moris, di cui Antonello Rondi era un vero pupillo. Insomma a Vittorio Acunzo in arte Antonello Rondi, un premio alla carriera non gli starebbe male.

Antonello ricordi la tua prima esibizione in pubblico?
Non so se tu sai, sono di Monte Calvario ai Quartieri Spagnoli: quando ero ragazzo, poco più che ventenne frequentavo una sala da biliardo insieme a un gruppo di amici, era mia abitudine, quando giocavo a carambola, cantare. Era in quelle occasioni che tutti e non solo i miei amici, mi dicevano che avevo una bella voce. Un giorno mi organizzarono una sorpresa portandomi alla galleria Umberto di Napoli, presso la casa musicale “Ricordi” e mi comprarono gli spartiti per canto e piano della canzone “‘Na sera ‘e maggio”. Uno di questi miei amici era parente dell’organizzatore della festa patronale che si teneva a Forcella, gli stessi amici mi costrinsero a vestirmi elegante e mi obbligarono a esibirmi in questa festa, così nacqui come cantante. Questo è stato il mio inizio, il mio battesimo. C’è da dire anche che oltre ad essere molto giovane ero anche molto introverso, avevo vergogna di farmi vedere in pubblico e quindi ad esibirmi, mai avrei pensato in quel periodo di diventare cantante. Un altro debutto lo ebbi nello stesso periodo, in un locale che si chiamava il “Number One” a piazza Municipio a Napoli, gestito da Sasà Marrazzo. In quel locale ricordo che dopo la mia esibizione con “O sole mio” accompagnato al pianoforte da Bruno Vitale che lavora con me dal 1980, rimasero tutti a bocca aperta e anche in quell’occasione, nonostante tutto, ebbi imbarazzo e vergogna poiché cantai di spalle al pubblico.Ma il debutto vero e proprio lo ebbi con la canzone “Buscie d’ammore”, nel 1973.

Antonello-Rondi-Buscie-dammore.
Antonello-Rondi-Buscie-dammore.

In questo caso gli organizzatori del programma “Le nuove canzoni di Napoli”, che fu lo spettacolo con cui la rai tv sostituì di fatto il festival di Napoli, pensarono a me e non a cantanti famosi, per il lancio di questo brano. Fui molto fortunato poiché in pochi mesi, bruciai le tappe. E anche qui fu un misto di emozione e vergogna. Ricordo che dividevo il camerino con Antonio Buonomo, lui era già artista affermato ed essendo più grande di me, per spronarmi e per farmi stare tranquillo mi invitava a bere un bicchierino prima del debutto, dicendomi di non preoccuparmi e affermando che un cicchettino mi avrebbe fatto bene. Ho il netto ricordo di quando venni chiamato dai presentatori Nino Taranto e Silvia Koscina per esibirmi: entrai in scena brillo e barcollante.
Come è nato il nome Antonello Rondi?
Il mio vero nome è Vittorio Acunzo.Nel 1973 e sempre per quella trasmissione per la Rai, bisognava scegliere un nome d’arte, un nome che acchiappasse di più.La casa discografica di allora, siccome avevo una voce molto potente, voleva chiamarmi con un cognome di un cantante famoso dell’epoca e che aveva una voce potente come la mia.Quindi si parlò di chiamarmi Vittorio Lanza piuttosto che Vittorio Gigli, cognomi di grandi cantanti dell’epoca; in quel periodo, la stessa casa discografica stava curando la colonna sonora di un film prodotto da Brunello Rondi, regista dell’epoca e fratello di Gianluigi Rondi, il famoso critico internazionale cinematografico, sarei dovuto chiamarmi Bruno Rondi ma siccome non potevo chiamarmi proprio allo stesso modo, allora decisi per Antonello e così nacque Antonello Rondi. E dietro questo nome e cognome c’è un aneddoto che mi torna sempre in mente. Mi sono sempre esibito in spettacoli organizzati dalla Regione Campania; tanti anni fa, era governatore Fantini, intorno agli anni ’80, in un ascensore del palazzo della regione mi disse: ” Antonello ho conosciuto tuo fratello a Roma”. In effetti io ho un fratello a Roma che si chiama Raffaele, infatti dissi: “Chi Raffaele?” e lui rispose: “No Gianluigi” al che capii che mi scambiò per il fratello del critico cinematografico e scoppiammo in una grande risata.

Tante esibizioni e tante partecipazioni nel mondo, ma che ricordi hai di “Napoli prima e dopo”?

Di “Napoli prima e dopo” conservo dei ricordi bellissimi.

Anche qua ci sono degli aneddoti da raccontare: ho partecipato a tutte, o quasi tutte, le edizioni dello spettacolo, quindi oltre 30, ricordo che una sola volta non fui presente poiché nello stesso periodo ero in America. E rammendo bene che tanti chiedevano a Pino Moris: “Ma perché chiami sempre Antonello Rondi? Chiama anche me qualche volta! Lui sempre prontamente rispondeva con una battuta: “Chiamo lui perché ho fatto un fioretto”. Ero molto legato a Pino Moris anche perché con la moglie, la signora

Napoli prima e dopo gruppo di artisti.

Gloriana, ho condiviso un bel periodo del mio percorso artistico, abbiamo fatto tanti spettacoli insieme. Ma scusami devo fare un grande ringraziamento ad Antonio Casagrande è stato lui che mi ha dato la spinta nel mondo artistico. Riuscì a farmi superare le mie paure, i miei blocchi, la mia vergogna. Molto del mio stare su un palcoscenico lo devo a lui.

Il ricordo più caro che hai vissuto in questo mondo?
Il ricordo più caro che ho di questo mondo artistico è sicuramente quando mi sono esibito, per un concerto del 2009, nel teatro Coliseo di Buenos Aires in Argentina, davanti a circa 3500 spettatori; il teatro era pieno fino all’inverosimile, c’erano persone anche in piedi e pure fuori il teatro. Fu una serata veramente indimenticabile perché durante l’esibizione di “O’ surdato nnammurato” che concludeva il mio spettacolo, praticamente tutti si alzarono in piedi e tirarono fuori le bandiere tricolori, cominciarono a sventolare e io dovetti fermarmi perché mi emozionai tanto, finii l’esibizione quasi piangendo. Riuscii a capire la sofferenza e il malessere di queste persone che erano emigrate e che attraverso una canzone riuscivano a sentire l’amore per la propria terra e la propria patria.

Come stai vivendo il periodo della pandemia?
Sto vivendo la pandemia stando a casa, non uscendo, sai avendo un età e non essendo più giovane devo stare attento; quindi come tutti mascherina, distanziamento e quant’altro, però sento molta amarezza.

Non c’è lavoro, ci sono le attività che chiudono e questo mi fa veramente stare male, sono anche un po’ arrabbiato perché non vedo vie di uscita, la politica fa solo proclami ma in sostanza non cambia nulla. Ora sono stanco, sono arrabbiato. La gente non ce la fa più nemmeno a mettere il piatto a tavola. Anche per i vaccini sono contrariato, non si riesce a capire come ne usciremo. Auspico la normalità al più presto e per tutti.

Progetti futuri, su cosa stai lavorando?
Stavo lavorando a due progetti importanti: il primo è uno spettacolo che mi era stato proposto da Caterina De Santis, del Teatro Bracco di Napoli. Si doveva fare una sorta di teatro stabile che rappresentasse in maniera continua, per il mese di maggio e proprio a maggio 2020, il mondo di Napoli per i turisti e non solo, con canzoni, musica e balletti. Uno spaccato completo della napoletanità che continua a vivere nel mondo. Era tutto pronto, ma la pandemia ha mandato ogni cosa all’aria. Speriamo che finisca presto, così riprendiamo ciò che avevamo interrotto io e Caterina. Il secondo progetto era un libro con un CD di canzoni, il tutto si sarebbe dovuto fare con Antonio Romano patron di Radio Amore, non un libro come quelli che fanno tutti. Avrei raccontato aneddoti e curiosità della vita di un artista, ma anche qui la pandemia ha messo la sua mano.

Saluto Antonello Rondi con un pizzico di amarezza perché è grazie a lui che ho ricordato un mondo che per anni mi è appartenuto. I palchi, le feste, gli spettacoli dal vivo per me sono ricordi lontanissimi. E’ comunque ho incontrato un Antonello Rondi pieno di ricordi ed esperienza. Un personaggio “self made man”. Uno di quelli che hanno conosciuto la polvere delle tavole dei palcoscenici e che ha ancora tanto da dire, tanto da cantare e da insegnare.
Lunga vita a un timoroso Vittorio Acunzo e a un grande Antonello Rondi.

Aldo Severino.

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