Pompei. Manifesto dei comitati no sottopassi tra appello civile e disperazione

Pompei. Manifesto dei comitati no sottopassi tra appello civile e disperazione

Pompei. Manifesto dei comitati no sottopassi tra appello civile e disperazione:

Sarebbe inutile riferire nel dettaglio le argomentazioni legittime ed oggettivamente giuste manifestate dai comitati no sottopassi in questi due anni di lotta contro la Regione Campania, la direzione dell’Ente Autonomo Volturno e le amministrazioni che si sono succedute a Pompei nel contrasto all’utilizzo del sistema dei sottopassi nel progetto urbanistico varato dall’alto con la scusa di eliminare quattro passaggi a livello. Inutile perché le stesse argomentazioni sono note a tutte in quanto ripetute ed aggiornate nelle vaie fasi di cotrasti e incontri che si sono stati tenuti a vari livelli nel tempo trascorso. Gli Enti preposti prima hanno cercato di partire in sordina senza informazione, come è abitudine inveterata sulle cose importanti a Pompei, poi hanno utilizzato la strategia dell’ascolto mentre nei fatti hanno cambiato poco o nulla rispetto a quanto avevano progettato in partenza anche perché, bisogna dirlo, una questione come quella dei sottopassi, che ha un fondamento giusto non è stato nei fatti assorbito dalla società civile pompeiana che non ha mai brillato in termini di solidarietà e quindi non si è mai veramente interessata al problema nelle componenti che non ne erano direttamente interessate. Da qui il manifesto ai pompeiani in parte appello alla partecipazione civile in altra parte grido di disperazione nel vedere che ogni forma di contrasto democratico è risultata vana in questi due anni per cui resta l’ultima risorsa del ricorso alla magistratura per il momento solo minacciato.

Le considerazioni.

Al riguardo restano da fare due considerazioni: la prima riguarda la strategia di lotta dei comitati no sottopassi, che a parte i comunicati stampa e gli incontri istituzionali ha fatto vedere ben poco sul piano della strategia di contrasto all’iniziativa Eav per cui la vertenza, che è importante sul piano della civiltà, ha finito col perdere progressivamente peso sostanziale sul piano della condivisione. Inoltre bisognerebbe fare un discorso più vasto sul piano politico partendo da considerazioni sull’accantonamento di un precedente progetto molto più ambizioso e consono per Pompei (se la città è veramente importante per i piani alti della politica e non serve esclusivamente da cavallo di Troia per portare i soldi altrove) con una dote di 119 milioni di euro e la firma dell’architetto Peter Eisenman per delle “Stazioni Opera d’Arte Moderne” per una Buffer Zone che finora è servita sola per pagare stipendi a direttori generali, tecnici e funzionari statali mentre di opere e servizi non si è visto ancora un bel nulla. Tutto questo per dire: Visto che prossimamente si dovrebbe rilanciare dalle fondamenta, con fondi europei, l’economia nazionale, dopo il disastro del Coronavirus, non si potrebbe fermare il progetto Eav e trovare finalmente (e una volta tanto) soldi per Pompei per riprendere precedente progetto (misteriosamente accantonato) più dignitoso per il territorio ed oggettivamente più efficace?