Trecase. Cantina del Vesuvio con degustazione di vino e un panorana incantevole

di Mario Cardone
Ospitalità gentile, tipica della gente del Vesuvio, viene curata dalla famiglia Russo nella magnifica tenuta di via Panoramica a Trecase. Si svolge nell’azienda agricola gestita su un territorio vocato all’amicizia dove, insieme al vino si coltivano pomodori, ortaggi e frutta, valorizzata da slow food e cucina tradizionale, e premiata dall’incessante flusso turistico (salvo emergenza sanitaria). Parliamo di una comunità che respira giorno dopo giorno la brezza del Golfo di Napoli. Il valore dell’Azienda Turistica Vesuviana parte dalle vigne (16 ettari che formano un corpo unico) e dalla cantina (al piano terra della palazzina bianca di degustazione con sala e terrazza panoramica con 200 coperti) prosegue nel governo delle risorse e dei prodotti della natura producendo un vino generoso, curandone qualità e igiene nelle pratiche di vigna e cantina. Si sperimentano le forme di allevamento delle viti più adatte al clima e al territorio. Il Guyot prescelto per il Piedirosso e col Caprettone prevale la pergola vesuviana. Per le piante allevate col Guyot si sta progettando di alternare alle viti a potatura bilaterale piante ramificate a ridotta espansione vegetativa allo scopo di esporre meglio i loro tralci al sole e adattarne le radici al suolo sabbioso vulcanico, tendenzialmente siccitoso, riducendone il germogliamento a vantaggio della qualità dell’uva. Nello stesso tempo s studiano accorgimenti per contenere ed anticipare le patologie delle viti nella filosofia di allevamento biologico di Cantina del Vesuvio. “Le avversità nel biologico non si combattono ma si prevengono e si contengono”. Ha commentato Serafino D’Urzo, enologo e agronomo oltre che comunicatore, che mette nel mestiere la passione giovanile e la saggezza dell’esperienza. Il lavoro di cantina procede lento nei tempi di affinamento (acciaio, tonneau, bottiglia) allo scopo di regalare all’ospite la gradevolezza del vino genuino con caratteristiche organolettiche che raccontano il terroir dell’Alto Tirone Vesuviano che respira a pieni polmoni l’ebrezza della salsedine marina che scala la Montagna per fondersi al suo alito di zolfo nell’abbraccio della famiglia Russo (Maurizio, Ester, Giovanni jr e Mariella) e il cerchio magico dei collaboratori (l’enologo, agronomo e comunicatore Serafino D’Urzo , il capo squadra dei viticultori Michele Vitiello e il mastro cantiniere Carmine Maresca). I Russo sono alla terza generazione con Maurizio al comando, che ha dato una svolta all’attività di produzione del vino Avviata dal padre, valorizzandola con l’accoglienza turistica abbinata alla cucina tradizionale e la degustazione delle varie etichette. Lo Scarpariello preparato con la pasta Setaro di Torre annunziata, pomodoro del piennolo vesuviano e guarnizione di una foglia di basilico fresco, basterebbe da solo ad aprire cuore e stomaco al turista incantato dal Vesuvio preparandolo a degustare il vino nel relax della contemplazione dello “spicchio” di Paradiso “rubato” al Padreterno. Per questo versa lacrime di-vino ovvero Lacryma Christi. Cantina del Vesuvio Winery vanta un paesaggio ritagliato tra resti archeologici del mito di Pompeii nel Pagus Felix Suburbanus costellato di resti di ville patrizie che producevano olio, frutta e vino per il Mediterraneo. Luogo di “Infinita bellezza” in cui tuffarsi una volta nella vita. “Il naufragar m’è dolce in questo mare”. Cantò Leopardi. Un calice di Spumante rosé Capafresca extra dry charmant long, vivace e profumato di frutti di bosco ha dato l’ouverture della nostra degustazione, suite di Lacryma Christi bianco superiore 2019; Lacryma Chisti rosé etichetta nera 2019; Lacryma Christi rosso superiore 2019 con bouquet di frutti rossi, gusto intenso e persistente. Intermezzo di Lacryma Christi rosso riserva 2017, 24 mesi in tonneau e 12 in bottiglia, strutturato e ben equilibrato, bouquet di prugna e persistenza di tabacco nel retrogusto. Conclusione in bellezza con “Gli Ori”. Minuscola riserva: 500 bottiglie di Caprettone 100% 2016, affinato un anno in acciaio, 2 anni in barrique e 1 anno in bottiglia – 13.5°. Sapidità e freschezza abbondante. Gusto di erbe balsamiche del Vesuvio che persiste a lungo al palato profumando il respiro.

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