Trecase. Sapori e Saperi del cibo alla Masseria del Vesuvio

Risale ai monaci Olivetani la Masseria medievale Vesuviana verso la costa oplontina, suburbio verde dell’Antica Pompei. Tradizionale missione dello scrigno di sapori e saperi di tradizione contadina risalente alle ville rustiche dell’Antica Pompei. La medesima che ispira con risultati eccellenti l’impresa di ristorazione della famiglia Acunzo del Ristorante–pizzeria Masseria del Vesuvio di via Ciro Menotti a Trecase col protagonismo di Alessandro ed Emanuele Acunzo (padre e figlio). Attualmente solo in asporto e delivery (causa il lockdown). Ristorazione e relax nella location salubre e tranquilla nel verde vesuviano, articolata tra interno ed esterno (60 coperti a distanziamento sociale) realizza una cucina che prende dalle vigne e ai campi di famiglia i prodotti dei piatti preparati per amici-clienti (pomodorino del piennolo, caciocavallo dop, provolone del monaco, salamino di Norcia, culatello locale, carciofi di Schito). In pentola bolle costantemente pasta D’Aniello di Gragnano alla base di primi di tradizione borbonica, vesuviana o dei monti lattari. Compete alla tecnologia moderna tutelare la salute esaltando lo spirito nel piacere del palato nello status di benessere che gli antichi pompeiani chiamavano otium: stile di vita sobrio abbinato alla dieta mediterranea. La Masseria del Vesuvio di Trecase è eccelle per la cottura del cibo con la massima igiene nella conservazione degli ingredienti. La ristorazione parte dalla comanda che viene elaborata con professionalità da Sandro ed Emanuele, che da giovane talentuoso ha sperimentato all’estero la presentazione della cucina campana. Famiglie, coppie d’innamorati e comitive prenotano per pranzo e/o a cena a Masseria del Vesuvio. Iniziativa felice, premiata dall’esperienza emozionale per i sensi che esaltano lo spirito e ricavano uno spazio nella memoria mentre si desidera di condividere con chi si ama il piacere della degustazione dei freschi del territorio elaborati in cucina dal Maestro Alessandro Acunzo (membro dell’associazione professionale dei cuochi italiani) che spiega “Nel nostro ristorante non abbiamo il congelatore – e prosegue – coi prodotti freschi di stagione conservati nella nostra bottaia dove, adottando le buone pratiche di conservazione assicuriamo l’integrità cibo preservandolo dall’aggressione da muffe e/o batteri nell’integrità del sapore originale. Siamo in grado di coccolare il cliente – prosegue il maestro di cucina vesuviano che ha sempre per ritrovo di prim’ordine per nutrire il suo mestiere di nuove proposte — curando nei dettagli la creazione del piatto da mettere a tavola”. Ristorazione moderna dal cuore antico è il segreto della Masseria del Vesuvio di Trecase che mette il cliente al centro delle attenzioni. Uno speciale forno a mattoni è alla base della cucina salutare che elimina la tossicità grazie al calore indiretto trasmesso da mattoni che evitano agli alimenti il contatto diretto con la fiamma. “Cuciniamo il coniglio a fuoco lento, il pollo, la selvaggina oltre alla parmigiana di melenzane senza frittura. Altro argomento il forno a legna (denominato Santolo come il nonno che lo fece costruire) per il panuozzo e le pizza napoletana farcito e/o guarnita coi prodotti della filiera alimentare locale. Sulla preparazione della pasta lievitata Emanuele ha le idee chiare grazie ad uno stage presso Zi Ferdinando a Gragnano: impasto con lievito madre e un’aggiunta di miele. Lievitazione 42 ore a temperatura ambiente. Nasce dalla tradizione di famiglia lo sposalizio tra le specialità vesuviane e quelle dei Monti Lattari della farcitura elaborata da Emanuele. Attenzione a non perdere lo spettacolo del panuozzo che esce dal forno. Leggere le fritture e ottima la birra Petamena. Grazie all’amicizia di Andrea De Simone, uno dei 3 “capitani coraggiosi” del “via sacra 42” di Pompei, abbiamo sperimentato l’indimenticabile degustazione (antelockdown). Antipasto con julienne di seppia del golfo di Napoli con dressing di pepe e limone contornato da frutti di mare (ostriche, fasolari e tartufi) e gamberi rossi dell’isola di Capri. Insalata di polipo a doppia ventosa che profuma del mare nostrum, cotto sotto vuoto 6 ore a 60 gradi. “Impalpabile” il commento confidato all’amico Andrea. Primo piatto: tubettoni allo scorfano con pomodori freschi del Vesuvio. Secondo: cuoppo con frittura leggera e croccante di pesce degustata col pane e il casatiello artigianale. Porzione di ananas. Dulcis in fundo la squisita pastiera pasquale del Maestro di Cucina Alessandro Acunzo. Abbiamo degustato prosecco Torremarche di Treviso, Catalanesca del Vesuvio Katà e con la pastiera limoncello artigianale.
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