Angri. Bartolo D’Antonio l’ultimo timoniere della politica

Angri. Bartolo D'Antonio parlava di politica, quella che generava ideali e formava, con l’opportuno beneficio, intere classi politiche che nello scorso secolo avevano tracciato un solco importante nella vita del paese

Bartolo D'Antonio
Bartolo D'Antonio

Angri. Bartolo D’Antonio l’ultimo timoniere della politica.

Bartolo D’Antonio lascia l’angolo del divano vuoto delle nostre conversazioni. La sera era un piacere ascoltarlo seduti sul divano nel vecchio showroom di Via Concilio dell’ex consigliere comunale e imprenditore Francesco D’Antuono, mentre parlava di politica, quella che generava ideali e formava, con l’opportuno beneficio, intere classi politiche che nell’ultimo scorcio del secolo scorso avevano tracciato un solco importante nella vita del paese a ridosso degli anni del boom post bellico.

La generazione dei “boomers”.

In quel periodo si formava la generazione dei “boomers” locali collocata tra il 1946 e il 1964 esaurendo la sua spinta propulsiva proprio nel mezzo degli anni sessanta, nel pieno del boom economico ed edilizio. Quel boom vissuto dal giovane Bartolo D’Antonio che proprio a ridosso tra gli anni settanta e gli anni novanta divenne uno dei maggiori e decisivi attori della vita socio – politica cittadina. Sapeva incunearsi anche nei rivoli della politica nazionale, era un Democristiano militante e praticante e aveva un’innata sensibilità per la base (gli elettori) conoscendo approfonditamente le tacite regole e i codici silenti della politica che non si diceva ma si applicava “sic et simpliciter”.

Il contesto sociale e l’esodo dalla periferia.

Con Lui si discuteva di logiche e sistemi di quella politica che aveva in qualche modo urbanisticamente e socialmente modificato un territorio da spazio rurale a centro prevalentemente urbano dando slancio a uno nuovo status sociale di cittadino di “classe media” a intere famiglie contadine che, proprio alla fine degli anni sessanta, fecero lo speranzoso esodo di massa dalle “campagne” verso quel conglomerato urbano, uno scenario verosimilmente pasoliniano, rappresentato dai nuovi palazzoni, questi condomini sorti nel centro storico cittadino, e dagli alloggi popolari della 167. Si ambiva a un esteso benessere accanto alla “mamma MCM” l’industria punto referenziale per la comunità, allora fucina di stabilità socio – economica. Bartolo D’Antonio è stato un vero propulsore politico.

L’ultimo Bartolo D’Antonio.

Venendo alla recente storia cittadina, poco prima del lockdown pandemico, preso ancora dalla voglia di proporre una classe dirigente (video), possibilmente pensante, alla città orfana da decenni di un vero establishment raccontava a noi “giovani” la politica, le correnti dello scudo crociato e i sistemi decisionali del suo tempo: il meccanismo “di fare la politica”. Bartolo D’Antonio era una delle ultime pietre miliari sopravvissute di quel consistente gruppo democristiano che per decenni aveva retto le sorti della “ex città rurale” lanciando giovani promettenti come Alessandro D’Antonio, Pasquale Mauri e Giuseppe Chiavazzo, tutti almeno una volta portatori della fascia tricolore. Con Bartolo D’Antonio rimase poco di quella potente sezione DC che aveva annoverato tra i suoi militanti il sindaco del boom edilizio e del benessere popolare: Giovanni Alfano; di Mario Abate primo cittadino durante il sisma del 1980; Girolamo Pepe, Carletto Morvillo e Santolo Coppola per ricordare almeno quelli che ora sono ricongiunti a Lui. Senza la sua presenza resta scoperto un nervo, già abbastanza sensibile, di una mancata occasione per fare politica, anche se i tempi e le condizioni hanno fagocitato una strana classe dirigente aliena e lontana da quelle matrici care al “presidente”, per antonomàsia, Bartolo D’Antonio. È tramontata un’epoca politicamente vivace.

Luciano Verdoliva

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