Pompei. Scontro sulle vie brevi nelle disposizioni riguardo ai lavori stradali di via Lepanto

Pompei. Scontro sulle vie brevi nelle disposizioni riguardo ai lavori stradali di via Lepanto

Pompei. Scontro sulle vie brevi nelle disposizioni riguardo ai lavori stradali di via Lepanto.

La richiesta di informazioni del 29 aprile del consigliere comunale Domenico di Casola sulla natura delle “le vie brevi” indicate nel verbale del 2 febbraio dei lavori di pavimentazione di via Lepanto e del motivo della processione interminabile di consiglieri comunali di maggioranza che chiedevano ai commercianti di quella strada se avevano bisogno di qualcosa, è arrivata a conclusione di un consiglio comunale, a margine della risposta scritta sull’interrogazione di lavori pubblici in via Lepanto. Il “rivedere” la registrazione di quel dibattito offre spunti illuminanti sui lati “opachi” dell’amministrazione comunale pompeiana, vietati ai figli di un Dio minore sottoposti alla routine di autorizzazioni, permessi, appuntamenti, moduli da compilare, file agli sportelli e così via. La burocrazia come tutte le regole prevede scorciatoie ma il suo formalismo è indispensabile nel codice dei lavori pubblici in cui riflette responsabilità procedurali e controlli di qualità, garantendo i contribuenti che ne pagano le spese. L’esperienza insegna che in molti casi (ma non sempre) le imprese edili investono molto sulle consulenze legali allo scopo di aggirare il codice deli appalti con espedienti volpini allo scopo di pervenire al lucro extracontrattuale. Sul versante amministrativo al Comune (la cui dirigenza deve essere autonoma rispetto alla politica) insorgono problemi dovuti a costi maggiori e/o le opere scadenti realizzate a seguito di “varianti in corso d’opera” non decretate nei modi e /o tempi legittimi e viziate dall’assenza di controlli. Lo sanno bene i pompeiani che hanno subito gravi disagi per mancanza di servizi dovuti a deficit della finanza comunale a seguito dei danni della “variante della Fonte Salutare” nel restyling del centro storico di Pompei i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti. Sulla base di queste considerazioni possiamo spiegarci i motivi che hanno indotto il consigliere Di Casola al sindaco a chiedere al Sindaco di Pompei: “Cosa intendete per vie brevi?’”. Il “Non mi ricordo” della replica ci ha rituffati per un attimo nel passato rimosso degli anni 90 mentre il filmato del “botta e risposta” ha suscitato riflessioni politiche comprovate dagli argomenti utilizzati dal presidente del consiglio comunale (geometra Giuseppe La Marca) nella replica a Di Casola (che lo aveva investito del grado di capocantiere) di capirne di edilizia pubblica quanto lui di diritto. Le due materie si fondono nella regolamentazione degli appalti di lavori pubblici che non a caso prevedono tre figure apicali, titolari di distinte responsabilità che congiuntamente hanno stilato il verbale del 2 febbraio, citato da Di Casola a proposito della domanda sulle “ vie brevi”. Il presidente del consiglio comunale si è inserito “a modo suo” nel “teatrino” delle domande e risposte con incisivi richiami all’ordine che sono apparsi in evidente contrasto al suo mandato istituzionale di tutela della libertà di espressione, tant’è vero che si è affrettato a dichiarare concluso il consiglio comunale invitando il Di Casola (che stava ancora argomentando) a presentare un’altra interrogazione scritta.