Pompei. Alternativa popolare sui lavori a via Lepanto

Riteniamo interessante pubblicare i’intervento di Alernativa Popolare che (per i rimandi specifici) appare scritto da un tecnico competente dell’appalto dei lavori pubblici. L’intento non é quello di cercare colpevoli ma di stigmatizzare un modo sbagliato di amministrare i soldi dei contribuenti pompeiani.
Più passa il tempo, più escono documenti, più la vicenda delle modifiche ai marciapiedi di via Lepanto sta acquistando connotati oscuri e di grave illegittimità.
Chiariamo subito: noi riteniamo che il sindaco non sia assolutamente coinvolto e pertanto lo invitiamo, ancora una volta, a chiarire, pubblicamente, come sono andate le cose.
Se le modifiche sono state autorizzate con i documenti che si ritrovano navigando sui social media ( e che pubblichiamo in allegato al presente post) allora ci troviamo veramente di fronte a dei fatti gravi posti in essere da “dilettanti allo sbaraglio”.
Non è possibile tentare di far credere ai nostri concittadini che le modifiche sono state autorizzate con il VERBALE DI RIUNIONE E DI COORDINAMENTO LAVORI (che, tra l’altro, è di data incerta perché privo del numero di protocollo). Infatti secondo l’attuale normativa vigente in materia ( D. Lgs n. 50/2016, Linee Guida adottate dall’ANAC di concerto con il MIT, in particolare le n. 3) il potere di modifica dei lavori è riconosciuto al RUP (e non “all’amministrazione comunale rappresentata dal sindaco p.t.”), con il supporto del DL ed è Il RUP che deve autorizzare le varianti (tra l’altro in merito il Consiglio di Stato, con il parere dell’1/04/2016, n. 855, ha sottolineato che per procedere a tanto è necessaria, sempre, un’adeguata motivazione).
La nuova disciplina, quindi, attribuisce al RUP il potere di autorizzare le varianti in corso d’opera per consentire al Direttore dei Lavori di avviare il progetto della variante. Diversa e successiva è la fase di approvazione che, in linea generale, spetta all’organo decisionale dell’ente (la Giunta) – salvo casi minori (nei quali può procedere lo stesso RUP) – ed è questo il momento del perfezionamento delle modifiche e quindi della variante. solo dopo quest’approvazione è possibile fare le modifiche alle opere, prima no! E’ illegittimo !
Ordunque, se si legge con attenzione il VERBALE DI RIUNIONE E DI COORDINAMENTO LAVORI (addotto a titolo che autorizza l’intervento) si ha modo di constatare che il RUP “Quanto al punto 1…. rimanda alla D.L. la quantificazione dell’intervento onde prevedere l’eventuale disposizione di perizia tecnica, qualora ne sussistessero i presupposti “. Insomma è lo stesso RUP che chiarisce di rimandare la decisioni di autorizzare l’intervento di modifica (e quindi di adottare una eventuale variante) ad una successiva valutazione che in primis dovrà essere fatta dal Direttore dei Lavori e, poi, da lui.
Perché fa questo ?
Semplice : se le modifiche – come nel caso di specie – non sono previste dai documenti di gara (ma vengono decise dopo) si deve valutare se le stesso sono (o meno) sostanzali.
Ebbene, nel nostro caso, secondo i canoni giuridici le modifiche e quindi la variante è sostanziale in quanto riguardano condizioni che, se fossero state contenute nella procedura d’appalto iniziale, avrebbero consentito l’ammissione di operatori diversi da quelli selezionati ovvero l’accettazione di un’offerta diversa da quella accettata, o comunque quantomeno attirato ulteriori partecipanti alla procedura.
Si consideri che, le dette modifiche, hanno cambiano (significativamente) l’equilibrio economico del contratto a favore dell’aggiudicatario in modo non previsto nell’appalto iniziale. Ciò in quanto è evidente che a sistemare delle lastre di cm. 30×30 si impiega un tempo di molto minore rispetto a quello necessario a posizionare dei piccoli cubetti.
E’ evidente, quindi, che impiegare meno tempo nella realizzazione dei lavori significa risparmiare su tanti costi e quindi avere un vantaggio economico non previsto (né dovuto) secondo quanto originariamente era previsto dall’appalto. Questi fatti, dunque, potrebbero generare un indebito vantaggio economico nei confronti della ditta aggiudicataria.
Da quanto innanzi emerge chiaramente che il sindaco ha un dovere oltre che politico e giuridico, anche morale, di fare subito chiarezza sull’intera vicenda!
Prenda da subito le distanze rispetto a quanto accaduto e dimostri a tutti la sua estraneità adottando tutti i dovuti e opportuni provvedimenti (di sua competenza) per intimare al RUP, al DL, al Dirigente dei Lavori Pubblici e alla ditta appaltatrice di uniformarsi, immediatamente, nell’esecuzione dei lavori a quanto previsto nei documenti di gara senza apportare alcuna modifica.
Questo sarebbe un bel gesto chiaro ed inequivocabile.