Sarno. La frana e il doloroso giorno del ricordo

Sarno. Ventitré anni dopo e lo strazio della frana resta vivo, intatto allo scorrere del tempo

Sarno Frana ricordo
Sarno Frana ricordo

Sarno. La frana e il doloroso giorno del ricordo.

Trascorrono gli anni ma sono come macigni per la memoria. Tutte le parole sono banali. Il monte Saro resta una ferita mai rimarginata. Ventitré anni dopo e lo strazio della frana resta vivo, intatto allo scorrere del tempo. Un tempo che ha reso immortali bambini, donne e uomini rimasti tali in una dimensione di vita stroncata da melma e fango della notte del cinque maggio che cancellò una parte di Sarno. Un dramma diventato intimo acuito dalla pandemia che impedisce di rinverdire appropriatamente un dolore mai sopito. Sarno silenziosamente e vuota tiene conservate dentro la memoria di ciascuno lacrime da dispensare per i propri cari caduti sotto quella massa di acqua e fango nella piovosa e ferale notte di una maledetta primavera.

Un inconsapevole martirio

Nessun caso eccezionale impedirà comunque di rinverdire ogni cara immagine, il sovrumano sforzo di volontari e forze dell’ordine proprio in questi giorni di cupa pestilenza ravvivano quel funesto periodo. Ricorsi di una vita strana che ricorda l’altruismo e l’inconsapevole martirio di una comunità che visse con una profonda compostezza e con una dignità indescrivibile quella colata assassina, che mutò per sempre abitudini, modificando luoghi cerando spazi urbani incancellabili che ben presto divennero riferimenti deputati al ricordo e alla preghiera per le anime dei caduti della mala notte del Saro assassino. Caduti, per chi non seppe fuggire dalla coda assassina della lava e dei detriti.

Lo spazio e la memoria.

Rovine che modificarono per sempre un territorio che ancora oggi lesina attenzione. Sarno come Quindici rimasero trafitte nel loro ventre, sotto la pelle, diventando simboli di un dolore incredibile e incompleto, di un riposo eterno che cerca ancora la sua definitiva pace. Quella sera il buio prevalse su ogni cosa e non ci fu luce guida verso la salvezza per tanti. Oggi i volti addolorati restano celati dietro le mascherine che proteggono da un’altra subdola minaccia. Una lacrima irrorerà gli alberi che ricorderanno i caduti cittadini. Alberi piantanti proprio nella Piazza simbolo che li ricorda per la data ferale. Resta incontenibile il dolore del ricordo, come a ogni anniversario di quella guerra naturale, veloce, estrema ed estranea, di uomini, donne e bambini durata pochi minuti e mai definitivamente trascorsa e che non dà pace.

Luciano Verdoliva

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