Scafati. Fondo Nappo: arriva un grido di aiuto

Scafati. Un grido d’aiuto arriva da Carmine Perino, amministratore delegato del Fondo Nappo, il bene confiscato al clan Galasso

Scafati Fondo Nappo
Scafati Fondo Nappo

Scafati. Fondo Nappo: arriva un grido di aiuto.

“Non solo ci stiamo rimettendo, ma in questi anni abbiamo perso centinaia di migliaia di euro in bandi regionali e nazionali dedicati alla riqualificazione dei beni confiscati. Siamo stati lasciati soli”. E’ un grido d’aiuto quello che arriva da Carmine Perino, amministratore delegato del Fondo Nappo, il bene confiscato al clan Galasso, da quasi tre anni assegnato all’Ats Terra Viva, capofila la Alpa Cgil. I circa 12 mila mq di terreno hanno vocazione agricola, tra le attività promosse dai gestori gli “orti urbani”, vale a dire 100 appezzamenti autogestiti di 50 mq ciascuno. Qui si coltivano cipollotti ma soprattutto il pomodoro San Marzano, fedelmente al territorio in cui insiste il fondo, dedicato al giovane Nicola Nappo, vittima innocente di camorra ucciso per errore nel 2009, a Poggiomarino. Non solo orti urbani, ma anche attività educative e sociali, come le colonie estive, sono tra i progetti realizzati, ma si potrebbe fare molto di più, se solo a frenare i gestori non ci fosse la lentezza, se non addirittura inerzia, della burocrazia istituzionale. Sul fondo esistono 7 immobili di diversa metratura, realizzati negli anni passati abusivamente. Sarebbero dovuto essere sanati contestualmente all’assegnazione, voluta dalla commissione straordinaria con la collaborazione dell’associazione Libera.

Un luogo preso di mira.

“Ed invece siamo considerati abusivi, paradossalmente non possiamo usufruire neanche di un bagno, o di un casolare dove riporre le attrezzature” continua Perino. E parlando di utensili, il fondo è ripetutamente oggetto di furti notturni. “Non mancano di rubare anche alberi che abbiamo da poco piantato” come i sei ettari di falanghina piantati quest’anno. L’intero appezzamento presenta una decina di discariche abusive, alcune datate e alcune recenti, che necessitano di essere bonificate. Una necessità, sia perché soprattutto col caldo diventano oltremodo pericolose per la salute, sia per riqualificare l’area. E’ però un braccio di ferro con il Comune di Scafati, proprietario del fondo. “Tocca a loro intervenire, tramite l’Acse – spiega ancora Carmine – nei mesi passati è stata anche fatta la caratterizzazione dei rifiuti, ma a oggi non si è visto nessuno”.

La precisazione dell’assessore Ugliano.

Da Palazzo Mayer arriva il riscontro di Daniela Ugliano, assessore all’Ambiente. “Più volte l’ufficio Ambiente ha predisposto la rimozione delle discariche su suolo aperto, essendo queste però all’interno della proprietà assegnata, non è possibile autorizzare l’Acse”. Un braccio di ferro burocratico che di fatto danneggia solo le importanti attività in cantiere che potrebbero essere realizzate, considerato soprattutto che il fondo e i progetti non ricadono economicamente sulle casse comunali. Così come non è chiaro neanche il motivo per il quale la Giunta non disponga la sanatoria dei casolari, così come la normativa sui beni confiscati alla criminalità prevede.
Adriano Falanga

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