Sarno. “Martiri” non autorizzato scompare dal nome dell’ospedale

Sarno. "Martiri" non autorizzato scompare dal nome dell’ospedale. Viene cancellato il ricordo dei sanitari sacrificati nella notte dell’alluvione

Sarno Ospedale Martiri del Villa Malta
Sarno Ospedale Martiri del Villa Malta

Sarno. “Martiri” non autorizzato scompare dal nome dell’ospedale. Viene cancellato il ricordo dei sanitari sacrificati nella notte dell’alluvione.

Martiri non è autorizzato e scompare dal nome dell’ospedale. Addio al ricordo dell’estremo sacrificio degli operatori sanitari nella notte del 5 maggio 1998. Uno schiaffo alla memoria che Sarno non ha mai riparato. Tra grovigli burocratici, dimenticanze imperdonabili, superficialità non giustificabili, richieste ed atti mai presentati, è stato bandito dall’Asl con nota del 2017 perché mai registrato, né autorizzato: una personalizzazione non ammessa.

La scomparsa del termine.

A distanza di anni quel “martiri” è sparito dalla carta intestata, dal logo delle divise, dalla cartellonistica esterna, mentre svetta sulla facciata della struttura di via Sarno Striano, e balza a caratteri cubitali dal sito dell’Asl. Ad oggi, però, non risulta alcuna richiesta né operazione per ripristinare e regolare Martiri di Villa Malta, un nome che è un simbolo, porta in sé tutta la forza dell’abnegazione, disegna i tratti degli ultimi istanti di vita all’ interno dell’ex ospedale in via Pedagnali, travolto dalla frana di mezzanotte.

Quella denominazione era un vero e proprio giuramento, con la città e con le vittime, in fase di realizzazione del nuovo nosocomio. Oggi, a 23 anni dalla tragedia, resta una promessa dimenticata, un impegno mancato, che lascia dietro di sé una scia di ingiustizia morale ed etica. Quel nome, è come averlo scritto con la matita per poi cancellarlo in un colpo portando via l’identità di una nuova costruzione edificata proprio su quel sacrificio, le cui fondamenta sono intrise del sangue dei martiri dal camice bianco, arrivati in ospedale, oltre il turno, per prestare soccorso ai primi feriti travolti dalle colate di fango scivolate dal monte Saro per, come da giuramento, «perseguire la difesa della vita».

La storia.

Una storia carica di contraddizioni che è un rendere onore a metà. Mai autorizzato anche il logo che riproduce l’opera d’arte all’ ingresso dell’ospedale inaugurato nel 2008. Un lavoro del maestro Gian Cappetti con colori forti e sagome che si stagliano a riprodurre, di schiena, i medici, Vincenzo Di Maro, Maurizio Marino; gli infermieri, Enrico Battipaglia, Aldo Amatruda; il portiere Saverio Russo e l’assistente ausiliare Pietro Sirica. Accanto ai profili adulti, anche quello di un bimbo a ricordare il piccolo che fu trovato tra le braccia del dottor Marino nell’ estremo tentativo di proteggerlo.

Un impegno per la memoria.

E l’impegno oggi, di rendere ufficiale quello che fino ad ora non lo è stato, lo prendono in tanti, sicuri di poter a breve restituire dignità piena al ricordo. Lo dice il direttore Rocco Calabrese, direttore sanitario del presidio ospedaliero sarnese. «Ho notato le difformità nella cartellonistica, nella carta intestata. Sarà mio impegno fare riferimento e verificare la nota in questione di qualche anno fa. Già nei prossimi giorni mi occuperò di una richiesta ufficiale per sancire la dicitura corretta e che chiaramente tutti auspichiamo, ossia Martiri del Villa Malta. Chiederò, poi, di rivedere la cartellonistica esterna all’ ospedale».

L’ impegno è anche quello del sindaco, Giuseppe Canfora. «Un atto dovuto nel ricordo della tragedia del 5 maggio 1998, delle vittime, e del sacrificio estremo all’ interno dell’ospedale che si trovava in via Pedagnali, tra le aree maggiormente colpite delle colate di fango. Invierò una nota all’ ASL perché possa essere riconosciuta a tutti gli effetti la denominazione che all’ atto della ricostruzione del nosocomio, con non pochi sacrifici e grandi battaglie, fu volontà di tutti, della comunità, delle istituzioni, degli operatori sanitari. È mia intenzione ricordare i martiri dell’ospedale, medici, infermieri e personale, anche attraverso altri luoghi simbolo dedicati».

 

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