Pompei. Al Caupona il menù di Galeno della dieta dei Gladiatori

Ave, imperator, morituri te salutant”. Quante volte questa Invocazione ci ha fatto sognare gesta di forza e coraggio nell’arena, anche se i gladiatori, tutelati come i nostri giocatori di calcio, si guardavano bene dal rischiare la vita limitandosi ad esibizionii dimostrative, coccolati com’erano, veri e propri idoli delle folle, avvezzi, tra un’esibizione e l’altra a soddisfare i capricci di matrone annoiate. Una mostra sui gladiatori, inaugurata (per buon augurio) in questa primavera di speranza, ha fatto riscoprire il loro affascinante mondo con l’esposizione di un corredo di elmi, schinieri, scudi, lance, pugnali riccamente decorati a rilievo, a corredo delle armature di bronzo dei combattenti nelle arene, rinvenute nel quadriportico dei Teatri di Pompei. Allo stessa modo con cui facevano luccicare al sole le loro armature i gladiatori esibivano la loro splendida forma fisica. Ecco perché Francesco Di Martino, creativo patron della Caupona di Pompei (ristorante rinomato per l’archeo cucina con cui riesce a catapultare i sensi degli ospiti duemila anni indietro nella storia) ha pensato bene di proporre un menù innovativo, ispirato alla dieta del medico Galeno che curava la salute dei gladiatori che si esibivano a Roma come a Pompei e nell’Anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere (antica Capua) con portate (molto saporite) la cui esistenza é comprovata dalle analisi di laboratorio eseguite su scheletri di gladiatori di una fossa comune della città di Efeso. Era la dieta prescritta da Galeno é prevalentemente vegetariana. Già Plinio aveva bollato come “Hordearii” (mangiatori di orzo) i gladiatori, considerato che quel cereale era fondamentale nei loro pasti. Gli alti livelli di minerali di stronzio e di calcio presenti nelle ossa dei gladiatori é alla base del loro nomignolo di “mangiatori di orzo” dal momento che magiavano focacce dolci d’orzo, polenta d’orzo e dalla sagina o gladiatoria (zuppa d’orzo con legumi, bagnata con vino acetato e cenere). La birra d’orzo, miscelata a cenere d’osso e legno carbonizzati integrava la dieta che in assenza di carne, conferiva le energie per affrontare fatica e stress dei combattimenti. Per le slogature e le contusioni la dieta (sagina) dei gladiatori era costituita prevalentemente da legumi, cereali, cipolle, aglio, semi di finocchio, frutta e fichi secchi oltre a latticini, olio, miele e vino diluito. Prima degli scontri nell’arena i gladiatori mangiavano focacce d’orzo speziate cosparse di miele e bevevano infusi di fieno greco. Il medico Galeno di Pergamo che si occupavai della salute dei gladiatori osservò che il decotto di fave e orzo mondato faceva aumentare lo spessore dei tessuti creando uno strato di grasso utile all’estetica del fisico e alla difesa in combattimento. Da queste considerazioni è stato ipotizzata una dieta giornaliera di 450 grammi di fagioli, 280 grammi di orzo e 250 grammi di olio di oliva. Per coprire il fabbisogno di calcio i gladiatori assumevano con una bevanda a base di acqua e cenere, il “cinis potus” che era efficace anche per curare le contusioni mentre le sostanze contenute nelle fave producevano uno strato di gonfiore sotto la pelle a difesa dei muscoli.

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