Pompei. Theatrum Mundi Quinta Stagione di Franco Marcoaldi al Teatro Grande

Non è la prima volta che la poesia entra in scena al Teatro Grande di Pompei. Questa volta essa è stata espressa con l’espediente classico del monologo drammatico in cui è l’autore stesso a confrontarsi con il suo alter ego, interpretato sulla scena da Marco Baliani. L’arte contemporanea di Mimmo Paladino installata nella storia delle “pietre” di Pompeii entra immediatamente in sintonia col dialogo introspettivo che vi viene rappresentato e ne segue il percorso col palpito dell’assenza partecipata che diviene evidente nella scena finale dell’apparizione di una barca di salvataggio. Del resto che senso avrebbe un diluvio universale senza una collaterale speranza da coltivare di un salvataggio in extremis. Arriva a sostegno dell’impresa anche la costruzione di un paesaggio sonoro “di complicità” disegnato con i suoni appropriati da Mirto Marcoaldi (figlio dell’autore). Marcoaldi ha cercato complicità nella sua impresa teatrale perché, come ha detto lui stesso: ”Portare la poesia in teatro è come se il linguaggio poetico, sopra un palco, si trovasse compresso, costretto, non così libero di volare e di espandersi come i suoi versi vorrebbero”. L’espediente dell’evento “drammatico” nella Quinta Stagione si manifesta in molteplici voci che abitano un poema itinerante, da nomadi, in cui l’autore si riconosce. La quinta stagione entra in scena drammaticamente, quasi a presagire lo shock dell’alluvione che ha sconvolto recentemente l’Europa mettendo in discussione antiche consuetudini sulle previsioni climatiche. Allo stesso modo hanno perso equilibrio tutte le nostre certezze e l’universo pare non avere più riferimenti. Prende così progressivamente forma quel tempo nuovo, difficile e sconcertante che si va imponendo. Una nuova stagione in cui al di la delle maschere della vita sociale e dei riti consolatori siamo chiamati a fare i conti con noi stessi fino a ritrovare l’appartenenza al flusso collettivo. E’ lo sforzo di raccontare la fine irreversibile di un tempo oramai per sempre consumato anticipando in controluce un possibile inizio. Mai mettere ostacoli alla speranza.

Agro24Spot