Angri. Area ex MCM, il TAR da via libera ai 150 alloggi

Angri. Per i giudici del TAR la il piano di attuazione urbanistico per una riqualificazione dell’area ex MCM è in regola

Angri l'area ex mcm
Angri l'area ex mcm

Angri. Area ex MCM, il TAR da via libera ai 150 alloggi

Per i giudici del TAR la il piano di attuazione urbanistico per una riqualificazione dell’area ex MCM è in regola. Per gli ermellini l’iter individua una convenzione necessaria, con termini stringenti condizioni ineludibili, prevedendo polizze, fideiussioni, garanzie e un preciso crono programma di realizzazione del progetto che prevede la costruzione di 150 alloggi nel centro cittadino. Annullato, come riporta il quotidiano “La Città” il provvedimento con cui la giunta Ferraioli aveva disposto il diniego agli interventi di riqualificazione nell’area perché i suoli risultavano bloccati da ipoteche e l’azienda titolare aveva maturato un debito nei confronti dell’ente pari a 500.000 € per il mancato pagamento di IMU e Tari.

La controversia

La controversia vede contrapposti, su un obiettivo comune e con diverse priorità l’azienda conserviera proprietari dell’area e l’amministrazione comunale che da anni, sua volta, è impegnata richiedere le più alte attenzioni su un progetto destinato a cambiare l’assetto urbanistico dell’intera comunità. In precedenza la questione si era chiusa con l’improcedibilità per cessata materia del contendere e quindi i titolari dell’area si erano appellati sulle mancate risposte, le diffide con richiesta per avviare l’attuazione del piano di riqualificazione. Nello specifico caso, la questione nasceva dal silenzio dell’ente a fronte della richiesta di avviare gli atti utili necessari per la definizione. La società proprietaria dell’ex stabilimento di Corso Vittorio Emanuele esteso su una superficie di oltre 59.000 m², costituito dall’insediamento industriale che fu dell’ex MCM, per la sua riqualificazione aveva presentato la prima istanza a febbraio del 2012 prevedendo un intervento di demolizione dell’esistente complesso industriale dismesso e la realizzazione di fabbricati da adibire a circa 150 appartamenti e attività terziarie.

Il progetto di riconversione

Il progetto prevedeva un programma di edilizia residenziale sociale e di qualificazione degli ambiti degradati industriali dismessi, con pareri da acquisire, conformità e proposte. Il ricorso al Tar della società è stato necessario poiché l’iter sarebbe rimasto inevaso, bloccato, senza rispettare le leggi e l’amministrazione comunale restava passiva senza dare risposte e senza provvedere sulla richiesta del privato con atti espressi e motivati. L’amministrazione, secondo quanto riporta il quotidiano, avrebbe provveduto solo una volta ottenuti tutti gli incartamenti, con il progetto completo subito valutato e poi trasmesso alla soprintendenza e alle altre autorità per i pareri. La contesa resta ancora aperta.

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