Angri. Rio Sguazzatorio: la quiete prima delle tempeste

Angri. La pioggia si allea bene con le criticità del dissesto idrogeologico, dai danni causati dall’uomo nell’ultimo secolo ma anche dall’ingrossamento della falda acquifera superficiale

Angri. Allagamenti e allerta meteo in Campania
Angri. Allagamenti e allerta meteo in Campania

Angri. Rio Sguazzatorio: la quiete prima delle tempeste

Una striscia di acqua cheta, forse un po’ sporca per gli ovvi scarichi industriali del periodo. Il Rio Sguazzatorio confluente dell’Alveo Comune Nocerino ora è un serpente d’acqua calmo, dormiente. Settembre è ancora un poco lontano come le nuvole che sono una rarità durante questa ondata di calore. Le notti in bianco degli abitanti svegliati dagli scrosci persistenti della pioggia sono una condizione da esorcizzare: meglio combattere contro le fastidiose zanzare. I più consapevoli invece si preoccupano per la stagione delle piogge che arriverà, ogni anno sempre più violenta e condizionata dal fattore ambientale e climatico in cambiamento. Quando arriva la pioggia, in maniera particolarmente intensa e inaspettata in questa stagione, gli abitanti di Via Orta Longa, in località detta Avagliana, confine tra Angri, Sant’Egidio e San Marzano sul Sarno, trascorrono nell’angoscia e l’ansia le loro giornate e, soprattutto, le loro notti insonni a difendersi da quel nemico storico rappresentato dai grossi volumi di acqua che inonda colture e case.

Senza rimedi concreti

La pioggia si allea bene con le criticità del dissesto idrogeologico, dai danni causati dall’uomo nell’ultimo secolo ma anche dall’ingrossamento della falda acquifera superficiale e dalle continue esondazioni del rio Sguazzatorio, il corso d’acqua che resta al centro di tante passerelle e di ragionamenti politici. Servirebbe un progetto serio di manutenzione idraulica, una bonifica sistematica del tratto di fiume confluente del Alveo Comune Nocerino detto “Sarno” ma fino a oggi oltre ai ripetuti, quanto inutili, sopralluoghi e palliativi distruttori non si è fatto altro per somma disperazione di chi vive a pochi passi dalle sponde. Una vita vissuta tra emergenze ed evacuazioni più o meno traumatiche a cui sembra oggi sembra difficile trovare il giusto rimedio. In Via Orta Longa, via Orta Corcia e l’intera località Avagliana Uno permane da decenni uno stato di emergenza che non può essere più tollerabile, una vera disperazione senza rimedio che tenga come affermano disillusi gli abitanti che tentano in ogni modo di proteggere queste terre e i loro sacrifici con approssimativo e disperato ingegno: sacchi di sabbia, pavimenti messi in rilievo, muri di cemento armato a difesa delle case e delle colture, ma tutto sembra risultare inefficace quando l’acqua filtra devastante prorompenza da ogni orifizio del sottosuolo in quest’area decisamente con caratteristiche morfologiche tipiche del paesaggio alluvionale.

L’imprevedibilità del tempo

Nessuno, nel tempo, avrebbe previsto che questa parte di territorio un giorno potesse soffrire pesantemente questi disagi e improvvisi e traumatici sgomberi. Questo è frutto maturo di una politica ignorante, populistica e approssimativa. Fino a poco tempo fa i sindaci che si sono succeduti stavano ancora sul posto a chiedersi come uscire da questo scandaloso stallo frutto di una politica senza programmazione che, disgraziatamente, non ha conoscenza del territorio. Politici e tecnici che sembrano alle prese nella risoluzione del “cubo di Rubik”.

Le pareti parlanti

Nella politica e nelle amministrazioni locali, provinciali e regionali degli ultimi cinquant’anni c’è stata soltanto tanta approssimazione, una scarsa conoscenza del territorio, mancanza di visione e tanto clientelismo che ha portato a questa tragedia che si insinua fin dentro le mura delle case violentando quel residuo d’intimità e di dignità che questa gente tenta di preservare. I segni di queste inondazioni restano evidenti sulle pareti delle case. La muffa dell’umidità, un “parato” venoso che penetra da quel sottosuolo violentato dalla mano dell’uomo e da una scellerata politica di cementificazione che ha sottratto all’eco sistema spazi vitali sono fatti che parlano da soli. Questa fertile terra di colture oggi è solo una distesa di fango, detriti e tanta plastica “vomitata” dal Rio Sguazzatorio una volta paradiso di anatre, oche, varietà di pesci di acqua dolce, anguille e perfino rane e anfibi quasi sconosciuti ai più piccoli abitanti di questa autentica infernale palude “Stigia” dell’agro. Una libertà condizionata per chi ci vive, da qui non si scappa e sarà difficile che bonifiche, geni e amministratori futuri trovino, a breve, una soluzione a queste inondazioni che nemmeno fanno più notizia nell’epoca della liquida “resilienza social”. Si può essere prigionieri pure restando liberi.

Luciano Verdoliva

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