Angri. Area mercatale ex scalo merci: Ferraioli insabbia

Angri. Oggi questa area resta simbolicamente l’ennesimo aborto di una politica amministrativa contraddistinta più che dalle competenze da una chiara “superficialità” o “improvvisazione”

Angri area mercatale Corso Vittorio Emanuele
Angri area mercatale Corso Vittorio Emanuele

Angri. Area mercatale ex scalo merci: Ferraioli insabbia

Disattesa per la nuova area mercatale che non è mai decollata. L’area ex scalo merci di Corso Vittorio Emanuele era stata individuata come nuova sede per il mercato settimanale del sabato. Con le restrizioni COVID sembrava avere preso il suo definitivo slancio l’idea progettuale. Durante la “terroristica” campagna elettorale del 2020 contraddistinta da “annuncite” l’amministrazione Ferraioli si era addirittura impegnata a discuterne in consiglio comunale e a prevedere un apposito capitolo di spesa per il suo adeguamento, oltre alle tante altre supposizioni portate avanti nel tempo con la possibile privatizzazione della stessa area. Tutto però è praticamente fermo, il mercato settimanale continua “a tempo determinato” con i suoi disagi logistici in tra il Viale Michelangelo e Via Leonardo Da Vinci mentre in corso Vittorio Emanuele l’ex scalo merci attende ancora un rilancio come l’ormai iconico tabellone sei per tre fatto allestire frettolosamente nel 2019. La zona nel frattempo è diventata area di sosta libera, meta di ladri di stereo ma anche bivacco per balordi e senza tetto che lasciano rifiuti ovunque. La realizzazione della nuova area mercatale è rimasta solo nei sogni di qualche fedelissimo supporter di Ferraioli. L’area è stata completamente abbandonata e resta nebuloso, a breve termine, un intervento di riqualificazione.

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La storia dell’area

Agli inizi del 2019 si prospettava una definitiva soluzione per il trasferimento del mercato rionale settimanale del sabato dal quartiere 167 all’ex scalo merci di Corso Vittorio Emanuele. Fu fatta una gara d’appalto per la riqualificazione dell’area. Una ditta milanese fu l’unica ad aver partecipato alla gara d’appalto che il comune di Angri aveva indetto nel giugno del 2018. Una gara costellata da una serie d’intoppi burocratici che comunque permise alla ditta di essere ammessa alla valutazione finale dell’offerta presentata. Poi è caduto tutto nel dimenticatoio, nonostante l’assenza di altri concorrenti. La nuova area mercato resta dunque un altro “aborto” di un’amministrazione sterile e senza visione. Un’incompiuta senza spiegazioni che di certo è da imputare a un progetto rivelato molto oneroso e complicato. Difficoltà ampiamente sottovalutate dalla stessa amministrazione presa dalla foga delle elezioni. Gran parte dell’area interessata dalla realizzazione del mercato infatti risultava di proprietà privata. Era necessario partire dagli espropri. Successivamente bisognava procedere alla demolizione di alcuni manufatti, pavimentare l’area, occuparsi dell’impianto d’illuminazione, realizzare aree verdi e condutture per la raccolta di acque bianche. Interventi che avrebbero allungato sensibilmente i tempi previsti dall’infelice quanto grottesco cartellone.

Un progetto privo di qualunque visione

Oggi questa area resta simbolicamente l’ennesimo aborto di una politica amministrativa contraddistinta più che dalle competenze da una chiara “superficialità” o “improvvisazione”. Resta critica la situazione del mercato settimanale, lo spazio del rione Alfano non è più adeguato. L’elevata densità abitativa, i rallentamenti del traffico, la scarsa sicurezza, l’igiene pubblica e l’incolumità dei residenti dell’area sono i problemi principali di un’area localizzata, temporaneamente, dopo il sisma del 1980 e rimasta circoscritta senza altre soluzioni.

L’area dello scalo merci individuata per la nuova localizzazione mercatale resta uno spazio ideale, anche per un possibile futuro collegamento con l’area parcheggio di Via Semetelle di proprietà comunale. Un’area ben collegata con il centro cittadino e di facile accesso. Una delocalizzazione possibile ma ben presto rivelatasi molto onerosa e senza un chiaro progetto di armonizzazione e adeguamento dell’area. Per realizzarla, si stima, occorrerebbero circa due milioni di euro. Una cifra notevole anche per le casse del privato, eventualmente interessato, che dovrebbe pianificare un piano di ammortamento dei costi di realizzazione spalmato nei decenni. Uno scenario che Ferraioli e i suoi sodali ingenuamente non avevano preventivato, come sempre, e che per ora sembra essere stato insabbiato senza essere discusso anche in consiglio comunale, un altro anello debole e discutibile di questa amministrazione.

Luciano Verdoliva

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