Pompei. Giallo sui motivi che hanno fatto saltare la commissione paesaggio

Non viene raggiunto il numero legale nella commissione paesaggio prevista per la giornata di ieri, quando era stata messa in approvazione (per parere) un pratica che riguarda lavori pubblici a Pompei (in corso in via Lepanto ed ancora da eseguire in Via Crapolla prima e via Crapolla seconda). Sta nei fatti che il verbale sottoscritto porta solo due firme, quella dell’architetto Giorgio Milito e dell’ingegnere Giovanni Donnarumma, rispetto ai cinque componenti che sono stati eletti nel corso della passata amministrazione: Due di loro (ingegnere Antonio Matrone e ingegnere Luana Lauro) sono risultati assenti, mentre una terza componente (architetto Rosa Palumbo) ha avuto solo una breve comparsa, senza essere, peraltro, registrata tra i presenti nel verbale della riunione che ha rimandato la seduta a data futura. Già il clima nella commissione del paesaggio, che fornisce di regola pareri tecnici sulla fattibilità di lavori edili pubblici e privati per la commissione regionale ambientale che autorizza, non è da tempo di quelli migliori a causa dei richiami sulla tempistica delle pratiche approvate e il danno che ne deriverebbe l’economia alocale, secondo una note del dirigente all’urbanistica di Pompei. Inziativa che ha comportato reazioni di diverso tenore tra i componenti della commissione paesaggio. Nello specifico uno dei suoi componenti (Giovanni Donnarumma) ha presentato, a riguardo, una dura denuncia alla Procura della Repubblica. Ieri lo stesso Donnarumma era intervenuto in commissione, deciso a formalizzare il suo parere negativo sulla pratica della cosiddetta variante a via Lepanto, con iscrizione a verbale dei motivi di fondo che l’avrebbero determinata. “Non mi hanno consentito di svolgere fino in fondo il mio compito istituzionale facendo mancare il numero legale. – Ha lamentato il tecnico – argomentando che un Ente Pubblico, come il Comune di Pompei, non può eseguire di propria iniziativa lavori abusivi per chiederne successivamente la sanatoria”. Il riferimento è alla pratica complessa contenente interventi di diversa portata e natura, i cui fascicoli, peraltro, non sarebbero stati trasmessi in forma completa e tempestiva dagli uffici paesaggio e lavori pubblici del Comune alla commissione paesaggio delberante per conferimento di parere. Sta di fatto che ai sensi di legge il numero legale per esprimere il parere di ordine paesaggistico alle variazioni esecutive dei lavori pubblici di manutenzione straordinaria di 3 strade del centro di Pompei non ha raggiunto il numero minimo previsto di 3 componenti. Avrebbe potuto raggiungerlo se una terza componente della commissione (Rosa Palumbo), intervenuta e poco dopo allontanatosi, avesse, partecipato alla riunione e alla votazione della pratica, facendosi preventivamente registrare tra i presenti (come previsto) nel verbale della riunione. Ora c’é il nulla di fatto. La stessa pratica sarà messa al voto in una prossima occasione e a noi pare che il motivo del dissenso tra le due anime (di maggioranza e minoranza politica) della commissione paesaggio sia data tra il discrimine tra l’eventuale sanatoria di lavori eventualmente già eseguiti dal Comune di Pompei ed altri che sono da porre ancora in essere.