Fallimento Scafati Sviluppo, la Guardia di Finanza torna a Palazzo Mayer. Mercoledi mattina le fiamme gialle del comando compagnia di Scafati hanno nuovamente varcato l’ufficio della segretaria comunale Paola Pucci. I militari hanno acquisito documenti inerenti la gestione societaria, ma anche atti istituzionali, tra cui delibere consiliari. Le indagini mirano ad accertare la regolare gestione della società, e il corretto e puntuale controllo del Comune su di essa. Non è la prima volta che i finanzieri acquisiscono dati e documenti sulla Scafati Sviluppo, l’ultima visita a maggio scorso. In quell’occasione furono acquisiti documenti inerenti nomine Cda e Collegi sindacali avvenute fin dalla costituzione della società nel 2005. La società è stata dichiarata fallita ad aprile 2017, a due mesi dallo scioglimento. Nata per la riqualificazione dell’area industriale ex Alcatel, la Stu è stata poi affidataria del progetto denominato Ex Copmes, naufragato sommerso dai debiti. Nonostante la società non avesse una propria sede e personale dipendente, e nonostante l’unica commessa avuta dal socio fosse la realizzazione del progetto Ex Copmes, nessuna amministrazione comunale si è risparmiata la nomina di Consigli di amministrazione e Collegi sindacali, oltre naturalmente a consulenze di vario tipo. “La Scafati Sviluppo, a causa dell’impotenza finanziaria, non poteva essere in grado di ultimare i lavori e consegnare i capannoni restanti agli aventi diritto. Questo non creava i presupposti per la produzione dei ricavi con il conseguente pagamento dei debiti contratti” emerge dalla sentenza di fallimento. Nel 2015 da bilancio i debiti contratti erano pari a 7 milioni di euro. Scriveranno i giudici: “Il tutto ponendo in essere condotte di pagamento in favore solo di taluni creditori che possono essere assunte in elementi di dissipamento compiuti in stato di insolvenza e accumulando debiti ulteriori e straordinari di contenzioso, proprio per l’inadempimento degli obblighi contrattualmente assunti nell’esercizio dell’impresa”. Impossibile andare avanti secondo i giudizi fallimentari. “La Stu è quindi allo stato immobilizzata dal proprio stesso stato di impotenza che le impedisce di proseguire la propria attività di trasformazione, necessaria per far fronte alla debitoria assunte e senza la quale accumula ulteriore debiti”. In poche parole, essendo la società impegnata con una sola commessa, appunto la riqualificazione dell’area Ex Copmes, venendo meno questo progetto veniva meno anche la capacità di pagare i debiti. Andare avanti, nonostante i quattro anni di perdite consecutive, comportava solamente il crescere dei debiti, accumulati esclusivamente nei riguardi dei professionisti che si sono succeduti negli anni nella qualità di progettisti, consulenti, revisori, amministratori e consiglieri cda, e nei riguardi dei promissari acquirenti, i quali hanno versato caparre notevoli, senza vedere mai realizzarsi quanto promesso.
Adriano Falanga




















