Sarno incendiò il Saretto, assolto Giuseppe: «Così si è riscattato»

l'assoluzione per Giuseppe B. 18 anni. Dal rogo del Saretto, al carcere minorile di Airola, fino al percorso di responsabilità e reinserimento

Incendio monte Saretto, assoluzione per Giuseppe
Un incendio devastante innescato per gioco con pietre, sterpaglie, un accendino; il fuoco sfuggito al controllo. Ieri è arrivata l’assoluzione per Giuseppe B. 18 anni.
Dal rogo del Saretto, al carcere minorile di Airola, fino al percorso di responsabilità e reinserimento.

Ieri è arrivata l’assoluzione. È la nuova vita di Giuseppe, ed un cammino intrapreso dopo un lungo periodo difficile e complesso, segnato da una prospettiva che non lasciava sperare in una svolta.
Le fiamme e la distruzione del Saretto, una notte terribile con 300 persone evacuate, centinaia di uomini e mezzi impegnati per circoscrivere il rogo, oltre 20 ettari di vegetazione ridotti in cenere.
Rischiava una condanna grave dagli 8 ai 20 anni di reclusione. Giuseppe ha chiesto perdono alla città, ha chiesto ai sarnesi di non essere legato alle immagini terribili del fuoco che divora la montagna, ma di poter essere un ragazzo diverso da quel 20 settembre 2019.
Il destino però gli ha dato un’altra possibilità.

Un destino i cui tratti sono stati scritti dalla voglia di riscatto, il Pon Liberi di scegliere, una azione educativa volta a promuovere un cambiamento, sostenendo il processo di uscita dal circuito penale con la volontà di ricucire il legame con la comunità ed il sostegno dell’avvocato Walter Mancuso.

«I fatti erano gravissimi – ha spiegato il legale – così come le imputazioni formulate dalla Procura nei confronti di Giuseppe: incendio boschivo e disastro ambientale, reati per i quali sono previste sanzioni pesanti, che prevedono nel massimo 20 anni di reclusione. Quando ho assunto la difesa avevo piena consapevolezza di quanto fosse gravoso il mio compito. Peraltro, il clamore mediatico rendeva ancora più difficile trovare una soluzione che non pregiudicasse in maniera irrimediabile il futuro del minorenne.

La definizione del processo con la messa alla prova era la scelta da perseguire anche se tutta in salita.
Per fortuna lungo il suo percorso giudiziario, Giuseppe ha incontrato magistrati di grande esperienza che hanno valutato con rigore la sua grave posizione processuale.
Come ho confessato al Giudice dell’udienza preliminare di ieri, mi tremavano i polsi quando, all’udienza del 7 gennaio 2020, avanzai la richiesta della messa alla prova, temendo un rigetto.
Tuttavia, alla successiva udienza del 25 febbraio 2020, dopo un periodo di carcerazione preventiva presso l’Istituto Penitenziario Minorile di Airola, il Gup, dottor Fiore, sospendeva il processo concedendo un periodo di prova alla Comunità Jonathan di Scisciano, durante il quale è stato seguito da esperti psicologi e sociologi che lo hanno accompagnato in un percorso di due anni rieducazione finalizzato al reinserimento sociale, durante il quale ha rivisitato le conseguenze della sua grave ed irresponsabile condotta.

La sentenza di assoluzione potrà essere accolta con dissenso da molti, e per questo sarebbe necessario spiegare cos’ è e quale finalità ha l’istituto della messa alla prova.
La messa alla prova rappresenta una innovazione: lo Stato rinuncia alla sua pretesa punitiva, chiedendo al ragazzo non solo di astenersi in futuro dalla commissione di altri reati, ma anche l’impegno ad aderire ad un programma di risocializzazione e rieducazione.
Al giudice spetta il compito di valutare la possibilità che il minore possa superare positivamente la prova, mediante la partecipazione attiva a progetti elaborati dai servizi sociali presso il Tribunale per i minorenni».