Pompei. Lelio Marinò l’ultimo difensore di Casa Borrelli

Il primo atto per i lavori pubblici del progetto dell’Ente Autonomo Volturno previsto a partire a marzo dovrebbe essere l’abbattimento della cappella della Casa di riposo Borrelli perché quello spazio serve per una nuova strada. La vicenda della chiusura per motivi di sicurezza della Casa di Riposo di Pompei è una delle più incredibili della provincia napoletana, palcoscenico di furbizia accattonaggio e ruberie a vari livelli anche se nessuno s’indigna al “rosicare” dei “topi” del bene comune. La protesta civile in casi del genere compete al Robin Hood locale, vale a dire l’ultimo brigante: Lelio Marinò, membro di uno storico comitato di anime candide creato per difendere gli anziani ospiti della Casa di Riposo, nello spirito delle ultime volontà della signora D’Arienzo che aveva lasciato in eredità alla comunità locale un ingente patrimonio immobiliare in memoria del figlio “Carmine Borrelli” e per tutelare la vecchiaia degli anziani poveri del territorio. Marinò fu uno di quegli spavaldi che costituendo il comitato ”Concetta D’Arienzo” erano convinti che bastasse qualche ammonimento per difenderne il mandato a tutela della salute e la tranquillità degli anziani ospiti di Casa Borrelli, balzati alla notorietà della cronaca locale a causa dei bilanci in perdita dell’Ospizio di Pompei che facevano temere di trascinare nel dissesto l’amministrazione locale. In pari tempo faceva gola a molti la palazzina di via Lepanto che ispirò ai soliti noti una scusa per liberarla. Si concluse così mestamente una vicenda nata il 12 giugno 1928 con un lascito vincolato alla creazione dell’Ospizio che diventò teatro di alterne vicende di basso profilo fino alla perizia (molto chiacchierata) che ne attestò l’instabilità. Guarda caso i tempi coincisero mirabilmente con la presentazione del progetto urbanistico per eliminare i passaggi a livello della ferrovia Circumvesuviana dal territorio di Pompei. Alla fine gli anziani dell’Ospizio furono sfrattati dalle forze dell’ordine come si fosse trattato di inquilini morosi. Allo stesso tempo un velo di omertà ha coperto le malefatte dovute alla sua cattiva gestione. Ora si attende l’avvio del cantiere dei lavori che provveda allo spostamento della cappella dell’Ospizio mentre nessuno parla più di riaprirlo alla fine dei lavori anche perché il sindaco Ametrano che l’aveva promesso è stato sfrattato anche lui da palazzo de Fusco. Continuano a solo a girare via WhatsApp le recriminazioni del buon Lelio Marinò. Ravvivano episodi che fanno parte della memoria (oramai storica) di presunte nefandezze di una classe dirigente responsabile dello “scippo” di casa Borrelli ma c’è da chiedersi c’è qualcuno a Pompei ancora interessato alla questione?

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