Quasi due i milioni di euro di debiti che il Tribunale di Nocera Inferiore ha ammesso al passivo relativo al fallimento della Scafati Sviluppo. Le istanze sono state approvate dal giudice delegato dottoressa Bianca Manuela Longo nel dicembre 2020. Tra iva non versata, parcelle ai consulenti e caparre restituite ai promissari acquirenti, l’importo sfiora i due milioni di euro. Si parte dai 457 mila euro vantati dall’Agenzia delle Entrate Riscossione per Iva non versata dalla fallita società di trasformazione urbana ai 585mila euro chiesti dal Con.in, consorzio che raggruppa le imprese presenti nell’area ex Copmes, per la mancata realizzazione di 250 posti auto nel perimetro del complesso immobiliare, oltre alla realizzazione di altre opere di illuminazione pubblica e sistemazione della viabilità interna. Aree che la curatela ha già ceduto al Consorzio “al fine di consentire l’ultimazione delle dette opere”. Dichiarati privilegiati anche i 32 mila euro vantati dal noto ingegnere Aurelio Voccia De Felice, considerato tra i papà del progetto Ex Copmes, redatto all’epoca dallo studio di architettura Giugiaro. Voccia è stato titolare di due consulenze tecnico ingegneristiche, stipulate in forza di due convenzioni del maggio 2010 e gennaio 2011. Bocciata dai curatori Bruno Meoli e Giovanni Faggiano, e conseguentemente anche dal giudice, la richiesta di rimborso della somma di 454mila euro corrispondenti all’IMU per le annualità dal 2014 al 2019, avanzata dal Comune di Scafati, che della partecipata fallita ad aprile 2017 è socio unico. “Il Comune di Scafati è sempre stato a conoscenza del fallimento della società, come risulta dall’istanza di ammissione al passivo del 14/09/2017 – si legge nel provvedimento – nel merito, gli scriventi curatori rilevano che l’istante ha insinuato al passivo le somme corrispondenti all’IMU per le annualità dal 2014 al 2019 avendo però notificato soltanto l’avviso di accertamento per l’annualità 2014 e non anche per le altre annualità oggetto di domanda. Rilevano, inoltre che, gli immobili/aree per le quali viene chiesto il pagamento delle somme rappresentano “immobili – merce” ovvero destinati alla vendita e annotati in bilancio tra le rimanenze. Beni che a decorrere dal 1° gennaio 2014 sono esenti dall’imposta municipale fintanto che permanga tale destinazione e non siano in ogni caso locati. Si propone, dunque, l’esclusione della domanda”. Palazzo Mayer si è opposto, addebitando il ritardo alla società di riscossione tributi che non avrebbe proposto istanza di ammissione al passivo. La motivazione non convince la curatela. Il giudice accoglie l’eccezione dei legali. Sul crack della Scafati Sviluppo la Procura della Repubblica di Nocera Inferiore ha iscritto sul registro degli indagati oltre 30 soggetti, tra amministratori e assessori comunali. L’accusa è bancarotta fraudolenta in concorso.
Adriano Falanga
























