Scafati. Le parole di Don Peppino De Luca sul caso dei bambini che “terrorizzano” il quartiere San Pietro

Il parroco della chiesa di San Francesco Di Paola critica l'odio e la violenza culturale promossa da una parte della cittadinanza nel caso della "baby gang" di San Pietro, formata da bambini di forse neanche dieci anni e di cultura non italiana.

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Don Peppino de Luca Scafati

Scafati. Le parole di Don Peppino De Luca sul caso dei bambini che “terrorizzano” il quartiere San Pietro

Il parroco della chiesa di San Francesco di Paola Don Peppino De Luca commenta l’atteggiamento avuto dalla città davanti i fenomeni di vandalismo registrati negli ultimi giorni all’interno del quartiere San Pietro, presumibilmente dovuti a bambini di meno dieci anni di cultura non occidentale. Parole forti e umane, che non hanno bisogno di ulteriore presentazioni:

“Il problema non è stato risolto, solo rinviato.

Ho letto, in queste ore, della giusta indignazione di una parte della nostra città che si è sentita ostaggio di imprevedibili bambini abbandonati a loro stessi. Ci stanno pensando vigili e carabinieri. Questo problema mi era stato segnalato da alcuni miei parrocchiani che lavorano in zona e più volte è stato segnalato agli uffici competenti. Qual è stata la risposta della comunità a questa emergenza? Mandiamo vigili e carabinieri.
Forse l’etichetta “baby gang” anestetizza troppo la consapevolezza che ci troviamo di fronte a dei bambini. Forse, prima di tutto, dovevamo chiederci perché questi bambini non sono a scuola e se le loro famiglie siano in grado di seguirli; se le loro abitazioni abbiano l’agibilità o se siano regolarmente affittate.
Ma mandiamo i vigili e i carabinieri.
Gli uomini e le donne della polizia locale e della tenenza conoscono la mia stima e noi tutti non saremmo mai abbastanza grati del lavoro che svolgono, nonostante l’esiguità di uomini e mezzi con cui lavorano; sono sicuro, però, che questo non è un loro problema. È, invece, un nostro problema: della chiesa, della scuola, delle associazioni, delle famiglie della nostra cosiddetta società civile.
Se continuiamo ad ignorare il problema, se la nostra città si impoverirà sempre più di passione ed impegno, se ci gireremo ancora dall’altra parte, ritirandoci a poco a poco dagli spazi e dai luoghi d’incontro, se la politica continuerà a rispondere solo alle emergenze e ad interessarsi agli interessi di parte, se i nostri giovani – tutti i nostri giovani – continueranno a non avere impianti per lo sport ed opportunità di crescita sana, il problema diventerà ancora più… e allora hai voglia ‘e chiamma’ vigili e carabinieri.
Ah…dimenticavo l’esercito!”