Fare di necessità virtù è la strategia che alla fine si è rivelata più utile sia a livello di sistema che sui territori perché in economia hanno sempre funzionato le scelte che hanno fatto tesoro delle esperienze pregresse anche se oggigiorno serve soprattutto immaginare il futuro. Ciclicamente le guerre e sciagure naturali sconvolgono gli equilibri preesistenti e bisogna crearne di nuovi. Ai giorni nostri dopo la pandemia del coronavirus s’intravede una luce alla fine di un tunnel che ha tenuto tutto fermo per 2 anni e già si studia per rimettere in cantiere l’Italia produttiva grazie alla raccolta di risorse che ammontano a 222 miliardi di euro per progetti sul digitale, la transizione ecologica, la mobilità sostenibile, la ricerca e la salute. A Pompei l’amministrazione comunale ha varato progetti sulla buffer zone e la messa in sicurezza di Via Ripuaria che costeggia il fiume Sarno collegando l’area vesuviana-stabiese al mare e all’agro nocerino-sarnese. Altri progetti riguardano piste ciclabili e il restyling di strade del centro storico. Alcuni hanno fatto notare, a proposito, che non può essere (ancora una volta) il cemento o il mattone la soluzione alla crisi. Al contrario sarebbe necessario pensare alla grande valorizzando le specificità locali che (a Pompei) possono servire da traino al contesto produttivo regionale. In primis bisogna chiedersi quali sono i propositi e le aspettative delle Aziende del vesuviano. Soprattutto è importante sapere se hanno già uomini, mezzi, progetti e iniziative in corso o sono al palo nell’attesa del sostegno statale. Ci riferiamo a realtà aziendali protagoniste sul territorio, a riguardo abbiamo intervistato il giovane imprenditore pompeiano Giuseppe Palomba che collabora col padre Gaetano e le sorelle Emiddia, Sonia e Raffaella nella gestione di un complesso agricolo-ricettivo dotato di mezzi e fatturati di rilievo tanto da essere stato in più volte menzionato dalla classe dirigente regionale. E’ una realtà economica strutturata in un gruppo societario di famiglia pervenuto alla terza generazione, partendo dall’iniziatica del nonno Raffaele, nel settore edile, durante il secolo scorso. Parliamo di una struttura attualmente articolata in due ambiti operativi principali. Il primo, al centro di Pompei, formato dall’Hotel Diana che dovrà essere ampliato fino a 50 camere, con l’aggiunta di un altro corpo di fabbrica. Il secondo ambito presenta un vero e proprio villaggio turistico di 50 mila metri quadrati in località Fossa di Valle che oltre alla sede direzionale di Bosco de’ Medici è dotato di un Hotel di 18 camere coni piscina e servizi, una winery alimentata da vigneti dislocati nel vesuviano, un corpo agricolo con orto, un casale settecentesco (per l’organizzazione di Eventi) oltre a costruzioni tipiche vesuviane, un campo di equitazione e un percorso turistico che si visita su mezzo elettrico tra orto aziendale, vigneto didattico, archeologia pompeiana e industriale. Insomma è stata creata nel corso degli anni una vera e propria cittadella del turismo attualmente in corso di ristrutturazione e qualificazione che sul territorio pompeiano, nonostante la crisi, sta incrementando il numero degli eventi ricettivi mentre sul mercato del turismo Bosco de’ Medici da tempo accreditata presso la clientela internazionale (specialmente americana) col turismo esperienziale (per cui la linea di trasformazione di conserve, latticini e la stessa produzione e degustazione del vino diventano occasione di intrattenimento per un target di clientela medio-alta) ha subito un forte rallentamento di riflesso legato alle condizioni di quei Paesi. Giuseppe Palomba ci ha spiegato a riguardo che I punti di forza aziendali sono attualmente dati dalla periodica concertazione familiare che cerca di ragionare sempre positivo (anche per scaramanzia) nonostante la contingenza epidemica che ha comportato il decremento del fatturato consolidato annuo nell’ordine del 40%. La famiglia Palomba ha adottato la formula che si è dimostrata vincente nel fondere tradizione ad innovazione. Al vertice aziendale Gaetano Palomba collabora coi quattro figli, tra i quali Giuseppe ci parlato dell’aggiornamento continuo del personale (60 elementi in alta stagione). Molti operatori di sala parlano almeno una lingua straniera, alcuni di loro hanno competenza di cucina e degustazione del vino. La winery ha avviato da tempo sperimentazioni di processo e tecniche di vinificazione allo scopo di valorizzare vitigni autoctoni. Il comparto agricolo è di stretta osservanza biologica: opera alla concimazione con compostiere alimentate da tralci dei vitigni e cascami orticoli. E’ stato eliminato l’uso della plastica nella legatura delle viti. Per l’energia si utilizzano pannelli termici ma per il futuro si punta al fotovoltaico. Nell’offerta commerciale è stato attivato l’E-commerce nel digitale allo scopo di proporre soggiorni, prodotti e servizi turistici. Il percorso di visita lungo i vigneti e frammenti di archeologia sparsi nel paesaggio vesuviano prevede l’uso di mezzi elettrici. In conclusione abbiamo saputo di un progetto di finanziamento con Invitalia per la costruzione di una cantina nel fondo attiguo al casale settecentesco. Dovrebbe contenere a regime fino a 100 mila bottiglie di vino con etichetta Bosco de’ Medici con l’intento di implementare ulteriormente il comparto eventi, calamitando nel contempo l’interesse internazionale sul settore vino.























