Sarno. La storia: la scuola dell’accoglienza
La fuga dalla guerra ed un’emergenza umanitaria che ha avuto sul territorio dell’agro sarnese nocerino una risposta immediata grazie ad una importante rete di solidarietà tra associazioni, parrocchie, caritas diocesana, comuni. È importante adesso, dopo la prima accoglienza, garantire dei percorsi, tra i quali quelli scolastico per i bambini. Ed anche in questo campo si stanno mettendo insieme azioni che stanno consentendo già l’inserimento di tanti alunni nelle scuole dell’agro. Restituire una piccola normalità anche tornando tra i banchi di scuola.
L’organizzazione
E’ partita l’organizzazione e l’aspetto più importante è garantire la comunicazione attraverso interpreti e mediatori. La fase organizzativa sicuramente non è semplice, ma si sta facendo davvero di tutto. Così a Sarno.
Giuseppe Canfora: “Continueremo a lavorare insieme”
“Non solo accoglienza e solidarietà, ma risposte durature a coloro che fuggono dalla guerra. Abbiamo famiglie e bambini sul nostro territorio ed attraverso la Questura è possibile procedere all’iscrizione a scuola – sottolinea il sindaco di Sarno, Giuseppe Canfora – Continueremo a lavorare insieme. C’è bisogno sicuramente di attrezzare ulteriormente le scuole. A Sarno ci sono già ragazzi che sono arrivati nelle nostre scuole, sostenuti dagli altri alunni, dagli insegnanti, dai dirigenti”.
Una scuola che accoglie con grande amore, a braccia aperte. Lo spiega la preside Carmela Cuccurullo, dell’Istituto Comprensivo Sarno Episcopio. “La scuola come comunità educante si è preparata ed organizzata ad accogliere questi minori che sono sotto protezione internazionale. Anche nella comunità scolastica di Episcopio, ospita tre ordini di scuola, infanzia, primaria e secondaria accogliamo gli alunni ucraini. Sono accolti con grande gioia dai nostri alunni. Arrivano immagini dal fonte di guerra che riportano l’orrore che tanti bambini non dovrebbero mai vedere e stanno vivendo sulla propria pelle. I nostri bambini, sensibilizzati anche dalle famiglie, dai docenti, sanno che possiamo concretamente aiutare questi compagni a recuperare una dimensione di socialità”.























