Pompei. Mistero del Tempio di Iside, l’indagine letteraria

Pompei. Federico Federico, architetto dagli svariati interessi e competenze ha indagato sui misteri del Tempio di Iside negli Scavi

Pompei misteri del tempio di Iside
Pompei misteri del tempio di Iside

Pompei. Mistero del Tempio di Iside, l’indagine letteraria

Le cose non capitano mai a caso. La creazione di un museo a Pompei è da anni la grande aspirazione di Federico Federico, architetto dagli svariati interessi e competenze e che lo ha portato ad indagare sui misteri del Tempio di Iside negli Scavi di Pompei o, per essere più precisi, sul giallo della scomparsa della vera puteale a protezione del pozzo, da cui un tempo si attingeva l’acqua (sacra come quella del Nilo) che serviva ai rituali misterici che ispirarono il famoso singspiel di Mozart. L’indagine utilizza considerazioni di tecnica idraulica mentre la tematica di fondo segue il filo rosso della ricerca operata da personaggi più o meno noti ma sempre isolati dall’opinione pubblica che non perdona eresie rispetto alla cultura ufficiale.

Alla base del libro c’è la convinzione di Federico che l’influenza greca, etrusca e, alla fine, romana non trasformò a fondo l’identità di origine locale dell’Antica Pompei. Ne consegue che l’autore s’impegna nell’interpretazione dei segni lasciati nel paesaggio, nel corso del tempo, dalla popolazione osca che, secondo lui, è la componente prevalente tra le etnie fondanti di Pompei che avrebbe lasciato tracce culturali indelebili nella cultura e nell’urbanistica fondamentale, come le mura ad ellisse intorno al centro urbano. Bisognava, quindi, approfondire nel saggio la conoscenza del popolo che aveva abitato il territorio denominato poi la Valle (o vallo) di Pompei, prima della proclamazione della colonia romana, per soffermarsi successivamente nel racconto delle alterne vicende storiche e ambientali di quella stessa popolazione che decise di fermarsi in quell’aria divenuta di transito fino alla scoperta della Pompei Antica.

L’iniziativa

L’iniziativa dell’autore comporta anche la conoscenza dei valori pacifisti di accoglienza della gente osca. Popolazione che scelse di condividere fortune e declino dell’area a valle del fiume Sarno (decantato da Virgilio) precisamente quella contrada ricca di acque sorgive dove il fiume incontrava il mare tra lagune e approdi di fortuna dove arrivava grano insieme a marmi pregiati e spezie orientali mentre partiva il vino del Vesuvio e gli ortaggi dell’agro. In pari tempo entrarono a confronto stili di vita mentre alcune sette segrete appresero riti esotici che disseminarono nella religione ufficiale. Nel corso del tempo, secondo Federico, è stata difesa la lingua osca, che ha superato indenne un secolo e mezzo di dominazione romana, fino a quando il Vesuvio ha imposto alla città di Pompei un sigillo di cenere è lapilli che bastò a cancellarla dalla storia seguente di cui Federico si fa interprete e sostenitore descrivendo fatti ed episodi hanno avuto una narrazione minore nel contesto degli avvenimenti regionali e nazionali preservando in ogni caso la connotazione identitaria di un territorio.

Non è probabilmente casuale la scelta dell’autore del libro sui “Misteri di Iside” di portarsi nella “Casa Madre” di Scafati che ebbe Francesco Morlicchio medico, scrittore e membro della società germanica di archeologia che lo indusse a comporre una guida per la visita agli Scavi di Pompei molto apprezzata. Morlicchio fu sindaco della “Scafati postunita” e rivive nella passione civile del pronipote Antonio (medico ed intellettuale impegnato come lui). Antonio Morlicchio ha dialogato sul libro di Federico nel corso di un convegno a cui ha partecipato anche il collega medico Domenico Cozzolino (ex senatore che partecipò alla commissione ministeriale sul risanamento del Sarno (mai successivamente realizzato). Parliamo del fondatore del circolo sociale scafatese. Lo spazio sociale che ha ospitato la presentazione del saggio d matrice storico-archeologica introdotta dal presidente Alfonso Annunziata, giovane Intellettuale colto e sensibile.

Lo stesso autore ha partecipato al dibattito insieme ad amici pompeiani, tra i quali l’ingegnere Giovanni D’Amato e il dottor Angelandrea Casale che hanno contribuito efficacemente alla sua iniziativa di politica culturale. Altro personaggio locale eccellente tra i presenti Pietro Ernesto de Felice, ingegnere, giornalista, ispettore della pubblica istruzione ed autore di numerosi libri. Il professionista che per anni è stato referente tecnico del tribunale delle acque. Abbiamo descritto il circuito di alcuni dei personaggi più conosciuti di Scafati a cui si è aggiunta la presenza di tanti altri, non meno competenti ed appassionati all’argomento: Persone orgogliose delle radici comuni tra Scafati e Pompei che, per dirla alla Federico, vantano la medesima origine liquida. Quale ambito avrebbe potuto prestarsi meglio alla proposta di condividere in uno “spazio comune” l’iniziativa di fondare un Museo pompeiano dell’identità nell’edificio vanvitelliano ex polverificio borbonico del comune di Scafati, assegnato in gestione al Parco Archeologico di Pompei. Mostra meno