Pompei. Venere la miss bellezza dell’Olimpo

Pompei. Venere la miss bellezza dell'Olimpo

Pompei. Venere la miss bellezza dell’Olimpo

Tra i reperti della mostra “Arte e sensualità nelle Case di Pompei” é stata molto apprezzata la Statuetta di Venere prelevata dalla villa di Poppea, la grande villa residenziale di Oplontis, tradizionalmente attribuita alla famiglia di Poppea, seconda moglie dell’imperatore Nerone.
Parliamo della dea dell’Amore raffigurata completamente nuda con il braccio sinistro appoggiato ad un sostegno in forma di figura femminile non identificata, su un pilastrino modanato.
Il braccio è collegato alla testa della figurina tramite un vistoso puntello di raccordo che si origina dall’avambraccio, poco oltre il polso; nella mano è presente un pomo, che costituisce un richiamo al premio ottenuto da Venere come vincitrice del mitico concorso di bellezza tra le più avvenenti e sensuali divinità dell’Olimpo (Giunone e Minerva). Il giudice in questi casi non poteva essere altri che Paride.
La pettinatura mostra i capelli divisi al centro da una scriminatura e raccolti in una crocchia sulla nuca, trattenuti da una benda, secondo uno schema ampiamente utilizzato nell’iconografia della dea a partire dal modello dell’Afrodite Cnidia prassitelica.
Venere viene colta nell’atto di sollevare la gamba sinistra e allungare il braccio destro nel gesto di slacciarsi il sandalo prima del bagno, assistita da un piccolo erote che le sorregge il piede. Una posizione ripresa frequentemente in seguito dagli artisti (pensiamo per esempio ai pittori impressionisti quando raffiguravano le ballerine)
Alcune tracce di colore rilevabili sulla superficie della statua attestano che in origine l’esemplare doveva essere dipinto in alcuni punti, forse anche con l’aggiunta di dorature.