Scafati e Sarno. Lotta a non chiudere gli ospedali, la politica è orba

Scafati come Sarno sono presidi ospedalieri pronti a essere ridimensionati o dismessi per accertata mancanza di personale medico e para sanitario

Scafati Sarno ospedali a rischio chiusura
Scafati Sarno ospedali a rischio chiusura

Scafati e Sarno. Lotta a non chiudere gli ospedali, la politica è orba

La crisi del sistema sanitario nell’agro è il riflesso del più drammatico problema a scala regionale. La sanità campana è vero “Golgota” per chi deve necessariamente ricevere cure e assistenza. Scafati come Sarno sono presidi ospedalieri pronti a essere ridimensionati o dismessi per accertata mancanza di personale medico e para sanitario. Scafati ha già vissuto la sua pagina buia con la chiusura del pronto scorso, dei reparti connessi e il progressivo ridimensionamento a “clinica”, oggi punto di riferimento per i ricoveri COVID e la pneumologia di genere.

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Solo sfilate e proclami

Sarno altrettanto rischia la clamorosa chiusura di molti reparti. Il “Martiri del Villa Malta” doveva rappresentare la nuova frontiera della sanità nell’agro ma oggi rischia di essere solo una trincea di difesa dal sottodimensionamento per mancanza di personale. Alle sfilate e ai proclami della “buona sanità” non sono seguiti programmi ma solo la gestione ordinaria e commissariale di dirigenti senza portafogli, al culmine di carriera. Resta l’impotenza davanti al sistema collassato della sanità che ancora dispensa ticket centellinati per visite e accertamenti creando un vergognoso “monte” per i budget che si esauriscono in maniera veloce mensilmente, già dopo pochi giorni dello scorrere del nuovo mese.

Politica orba alle istanze del territorio

La sanità nell’agro è uno specchio di una politica che affronta male, e aliena al contesto, la questione organizzativa e programmatica. La sanità campana è quella che organizza il 118 non tenendo conto dei territori. Nuclei del 118 costretti a coprire territori vasti con pochi mezzi a disposizione, ma questa è un’altra storia e sarebbe da scrivere.

Scafati. Salvati auspica di riportare l’ospedale Mauro Scarlato nella rete dell’emergenza

Oggi gli ospedali di Scafati e Sarno sono in dismissione e la politica fa ben poco per tutelare questi fondamentali presidi. Il sindaco di Scafati Cristoforo Salvati auspica di riportare l’ospedale Mauro Scarlato nella rete dell’emergenza rivendicando la sua importanza strategica tra l’agro e l’area a monte del Vesuvio. “L’agro – dice Salvati al “Il Mattino” – è un territorio di circa 350000 abitanti, vasto e densamente abitato tra le province di Napoli e Salerno. L’agro rivendica centralità e una riqualificazione dovuta e legittima dei vari presidi ospedalieri. È chiarissima la centralità di Scafati e dell’ospedale Mauro Scarlato che, ricordiamo, durante le fasi dell’emergenza Covid-19 ha svolto un ruolo fondamentale per tutta la Campania”. Salvati è chiaro e chiede “che venga riproposto ciò che era previsto prima della pandemia. Il ripristino nella rete dell’emergenza” seppure rivista ed adeguata.

Sarno lotta a non chiudere altri reparti

La questione ospedale di Sarno invece potrebbe arrivare già la prossima settimana all’attenzione della quinta commissione della Regione Campania di sanità e sicurezza sociale. La chiusura del reparto di ortopedia è sotto stretta osservazione e si cerca personale medico per riaprire quanto prima e garantire ricoveri ed interventi. I sindacalisti, intanto, si dicono “pronti a chiedere un’inchiesta politica e giudiziaria e a presentare un esposto alla Procura della Repubblica” riporta il quotidiano “Il Mattino”. Una struttura che ormai è al limite. Già smantellato il reparto di ortopedia: la sconfitta di un reparto di eccellenza che soccombe sotto il peso di un ospedale dove la carenza di personale è andata oltre ogni limite. In extremis si pensa a una ulteriore possibilità, non facile da mettere in campo. Si starebbe tentando la convenzione con un ospedale di Avellino per avere ortopedici a supporto. Intanto, gli infermieri sono stati già smistati in altri reparti. Questa sembra anzitutto la soluzione per non far chiudere altre divisioni. Gli infermieri opereranno tra pronto soccorso, medicina e cardiologia. Si andrà a scongiurare la paventata chiusura di un’ala di medicina, proprio per la grave carenza di personale; si potranno ripristinare probabilmente i posti letto all’UTIC dove si era passati da 18 a 12. Più complesso risolvere l’emergenza del pronto soccorso dove non bastano gli infermieri ma servono medici per i turni. Rimettere in piedi significa ricostruire quasi da zero. Dai vertici ASL sarebbe arrivata una data per i concorsi: il 15 giugno. Tecnicamente per avere personale bisognerà attendere mesi.

Luciano Verdoliva