Scafati. L’assessore silurato: “Avevo scoperto situazioni inverosimili. Pronto un report”

Promette di divulgare un dossier Gennaro Avagnano, a margine della sua revoca da assessore della giunta di Cristoforo Salvati. L'intervista

Scafati. E' Gennaro Avagnano il settimo assessore di Salvati
Scafati. E' Gennaro Avagnano il settimo assessore di Salvati

“Avevo messo mano a situazioni inverosimili. Che se volete approfondire sarà oggetto di un report preciso e dettagliato”. Promette di divulgare un dossier Gennaro Avagnano, a margine della sua revoca da assessore della giunta di Cristoforo Salvati. “Dobbiamo spiegare a tutti esattamente e puntualmente dove l’assessore Avagnano è andato spesso in contrasto rispetto a progetti e scelte amministrative, così come dichiarato dal Sindaco”. Ha scritto di essere stato revocato perché “non ho firmato” tutto, e di non essersi piegato a “chi conta in città”. Cosa non ha firmato e chi è che conta? “Mi avevano sottoposto di “sanare” un incarico non so come, da chi e perché, già affidato a difesa dell’ente, ad un noto studio salernitano quando abbiamo un avvocato convenzionato. Inoltre mi avevano chiesto di firmare un altro incarico sempre allo stesso studio per 25mila, sarebbe stato il secondo a distanza di due mesi. In un Comune che vive una grave crisi economica e si fanno transazioni per risparmiare poche centinaia di euro si dovrebbe agire in ben altro modo. Con il passare delle settimane mi sono reso conto di essere scomodo, ponevo tante domande ad ogni giunta, era palese l’imbarazzo quasi a dirmi perché non ti fai i fatti tuoi. Si sbagliava chi pensava che il sottoscritto, una volta entrato in un sistema, non avrebbe cercato di cambiare quello che non andava, perché se credevano che uno stipendio potesse bastare a zittirmi sbagliavano, di grosso. Bastava stessi zitto e avrei salvato la poltrona, ma non sarei stato più Gennaro Avagnano, né ero entrato per questo, ho preferito mettermi contro chi conta in città: il sindaco e gli imprenditori che lo sostengono”. Il suo non è mai stato un rapporto d’amore con l’amministrazione Salvati. Perché ha accettato? “Ho accettato perché non si può stare sempre e solo a criticare ma ad un certo punto devi fare la tua parte per migliorare quello che credi sia sbagliato. Purtroppo ero solo, in questi casi o cambi tu e ti adegui o il sistema ti mette alle porte. Ho preferito restare me stesso”. Se non c’era sintonia, perché non si è dimesso, lasciandosi invece revocare? “Una scelta che esternamente poteva ripagare come forma, non ci avrei messo nulla sapendo ben in anticipo ogni mossa, ma sarebbe stato come alzare bandiera bianca e consentire di scaricare su di me la scelta”. Senza giri di parole, quali i punti del disaccordo? “Nel corso di questi mesi è stato un crescendo di scontri in ogni delega. Scelte politiche sempre più distanti che vanno dalle transazioni agli incarichi, dalla gestione delle strutture sportive all’inerzia sulle partecipate, avevo messo mano a situazioni inverosimili”. Pensa di aver visto illeciti? “E’ la magistratura che accerta, non io, ma se ne avessi avuto certezza e piena contezza avrei denunciato”.
Adriano Falanga

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