Agro Nocerino Sarnese. Dissesto idrogeologico: la politica è cieca

Uno squarcio nella montagna ferita da frane e roghi. Fiumi che ripetutamente esondano violentando l’intimità domestica di tante famiglie

Frana e dissesto idrogeologico nell'agro nocerino sarnese - Agro24
Frana e dissesto idrogeologico nell'agro nocerino sarnese - Agro24

Agro Nocerino Sarnese. Dissesto idrogeologico: la politica è cieca

Uno squarcio nella montagna ferita da frane e roghi. Fiumi che ripetutamente esondano violentando l’intimità domestica di tante famiglie ormai allo stremo e zone alluvionali che si estendono creando nuovi pericolosi confini di dissesto: questo è l’agro nocerino sarnese.

L’ambiente non sposta voti. L’indifferenza della politica

In questi giorni di campagna elettorale oltre ai soliti scontati slogan nessun candidato ha proposto concretamente azioni da mettere in campo per mitigare questa parte di regione nella morsa del dissesto idrogeologico. “L’ambiente non sposta voti” titolava ieri “La Repubblica”, in effetti sembra così. Deve servire da monito la tragedia marchigiana, violenta nei modi e nei tempi, irreparabile conseguenza dello sconvolgimento climatico che da oltre un ventennio con un processo impetuoso e distruttivo sta caratterizzando la penisola, particolarmente nelle regioni meridionali. “La Campania è un territorio geologicamente ‘giovane’ e pertanto soggetto a intensi processi morfogenetici che ne modellano in modo sostanziale il paesaggio” si legge sul portale dedicato della Regione Campania (leggi qui). Un concetto che è anche un atto d’indirizzo ben preciso sintetizzando lo “status quo”.

L’agro nocerino sarnese. Un territorio violentato e mai curato

L’agro nocerino sarnese per la sua posizione geografica, e per la particolare morfologia del paesaggio, è un territorio tra i più sensibili alle variazioni climatici della penisola. Il rischio idrogeologico è spesso condizionato dall’uomo. Allo sconvolgimento delle zone rurali, conseguenza di scriteriate cementificazioni selvagge, si somma la superficiale gestione delle aree pedemontane che negli anni hanno conosciuto altri scempi con assurdi piani urbanistici comunali. Il cemento ha eroso la macchia mediterranea e frequente occluso le vie di fuga dei flussi di lava prodotta a monte. A questo “infarto naturale” si aggiungano gli incendi che, nell’ultimo lustro, hanno devastato indefiniti ettari di boschi della macchia mediterranea con la conseguente e mancata riforestazione che spesso viene ostacolata da cavilli normativi e dinamiche politiche.

Eventi franosi che non hanno insegnato niente

La Frana del Monte Albino a Nocerà Inferiore, quella dell’Alveo Comune Sant’Alfonso ad Angri e quella ancor più drammatica di Sarno del 1998 non sembrano avere smosso la coscienza di chi deve a fare politica e rappresentare il territorio nelle ‘opportune sedi istituzionali’ per antonomasia. Alla viglia delle elezioni politiche non c’è candidato che abbia spostato l’attenzione su questo delicato aspetto del territorio sugli imprevedibili eventi climatici. Ci dobbiamo preoccupare? Dovremo avere paura?

Luciano Verdoliva