Pompei. Si susseguono denunce di violenze su ragazzi

Non si ferma l'ondata di episodi di violenza che vedono sempre più spesso vittime minorenni di Pompei

vigili Pompei foto web

Ondata di violenza

Pare che non si riesca proprio a fermare l’ondata di episodi di violenza che vedono sempre più spesso vittime minorenni di Pompei. Evidentemente le misure di sicurezza disposte sulla base di quelle già praticate a Napoli ed altri centri più grandi di Pompei non hanno avuto alcun successo.

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Video sorveglianza inefficiente

Questo probabilmente dipende dal fatto che Pompei non è dotata di un impianto di videosorveglianza efficiente e monitorato a tempo pieno dalle Forze di Polizia, almeno per quanto riguarda il centro storico.

Risse e minacce

Non si è ancora concluso questo week end che già arriva notizia dell’ultima rissa in piazza  a seguito della bravata di un gruppo di bulletti che ieri sera ha aggredito coetanei per i soliti futili motivi. Come spesso succede una lite pretestuosa si é conclusa a botte. Pare che sia il modo migliore per tanti ragazzi d’oggi per superare le divergenze e soprattutto i limiti imposti dai freni inibitori. La polizia locale, arrivata dopo il fatto di violenza, non ha potuto far altro che redigere una relazione del racconto dell’accaduto da parte delle vittime e ricevere la testimonianza della persona presente (nel nostro caso il titolare della tabaccheria di via Roma, contigua al bar di piazza Bartolo Longo dove si è accesa la lite). Abbiamo, inoltre, appreso dai social che alcuni giorni fa un minorenne è stato avvicinato da un adulto che lo ha minacciato chiedendogli  di dargli tutti i soldi che aveva in tasca.

Dai proclami ai fatti

Non resta, ancora una volta, che concludere che l’amministrazione comunale deve passare dai proclami e le ordinanze ai fatti. Significa in primis una videosorveglianza diffusa  e monitorata giorno e notte e sanzioni per i locali dove si verificano episodi di violenza non tempestivamente denunciati.

Affidarsi alla polizia e non ai social

Inoltre bisogna raccomandare alle famiglie di avere come referenti principali le forze di Polizia e non i social che per la loro stessa natura non servono a risolvere problemi di ordine pubblico.