Pompei. La Supplica alla Madonna del Rosario

La cerimonia religiosa è stata presieduta dal Cardinale Lazzaro You Heung-sik e dal saluto dell’Arcivescovo di Pompei, Monsignor Tommaso Caputo

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Il Cardinale e tutto il clero

La cerimonia religiosa è stata presieduta dal Cardinale Lazzaro You Heung-sik, Prefetto del Dicastero per il Clero, e concelebrata dall’Arcivescovo di Pompei, Monsignor Tommaso Caputo; da Monsignor Gennaro Pascarella, Vescovo di Pozzuoli e di Ischia con il Vescovo ausiliare Monsignor Carlo Villano; dall’Arcivescovo Monsignor Luigi Travaglino, Nunzio apostolico emerito; e da tutto il clero della Città mariana.

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I saluti

Il rito è stato introdotto dal saluto dell’Arcivescovo di Pompei, Monsignor Tommaso Caputo, che, nell’accogliere il Cardinale Lazzaro You, ha ricordato come le celebrazioni del 150° anniversario, offrano il tempo per approfondire la figura del Beato e comprenderne l’assoluta attualità. «Egli – dice il Prelato – parlava ai contemporanei e continua a parlare a noi oggi.”

“Eminenza Rev.ma, Carissimo Cardinale Lazzaro You, la ringrazio di cuore per aver accettato l’invito a presiedere la solenne celebrazione di oggi, con la Santa Messa e la recita della Supplica alla Madonna di Pompei” Queste le parole di saluto e presentazione dell’illustre ospite dell’Arcivescovo Caputo rivolto ai numerosi pellegrini pervenuti nella giornata di oggi (2 ottobre) per la Supplica alla Madonna del Rosario di Pompei.

Il 150° anniversario dell’arrivo di Bartolo Longo

“Questa celebrazione vuole aprire solennemente la memoria dell’evento fondante la storia della Nuova Pompei: il 150° anniversario dell’arrivo di Bartolo Longo che cambiò per sempre il volto di questa Valle”. Ha esordito Monsignor Caputo ricordando che Il 2 ottobre 1872 il giovane avvocato Bartolo Longo venne a Valle di Pompei. Alcuni giorni dopo, mentre si aggirava per questi luoghi, ripensava agli errori commessi e si chiedeva come avrebbe potuto ottenere la salvezza, quando ebbe un’illuminazione interiore: «Se cerchi salvezza, propaga il Rosario. È promessa di Maria. Chi propaga il Rosario è salvo!». Colpito da quelle parole, egli decise di non allontanarsi più da Pompei finché non avesse propagato il Rosario. Successivamente l’alto Prelato ha commentato: “proprio in forza della preghiera del Rosario egli (Bartolo Longo) ha trasformato questa terra anche sotto l’aspetto sociale, economico, civile” Questo è il merito civile e religioso del Beato di cui si celebra il 150° anniversario del suo arrivo a Pompei, ricordandone, per un anno intero, la figura e le opere e coinvolgendo i devoti della Madonna di Pompei nel mondo. “Desideriamo, altresì, vivere il 150° come un’occasione per fare nostra la missione di Bartolo Longo, ognuno per la sua parte: diffondere il Rosario e tenere vivo l’impegno di carità”. Questa promessa dell’Arcivescovo Caputo ha coinvolto responsabili e ospiti delle opere sociali del Centro Mariano.

E’ seguita L’esortazione del Cardinale Lazzaro You: “Non stanchiamoci di pregare per la pace!” Il Prefetto del Dicastero per il Clero dopo aver presieduto la recita della preghiera del Beato Bartolo Longo, invocando la costruzione di un mondo dove l’economia non uccide, il dialogo è portato avanti senza riserve e la fraternità non ha confini.

Papa Francesco

Durante l’Angelus, Papa Francesco, dopo un lungo e accorato appello per la pace in Ucraina, si è unito spiritualmente ai fedeli riuniti nella Città mariana affidandosi alla “misericordia di Dio, che può cambiare i cuori e nell’intercessione materna della Regina della pace nel momento in cui si eleva la Supplica alla Madonna del Rosario di Pompei, spiritualmente uniti ai fedeli radunati presso il suo Santuario e in tante parti del mondo».

Papa Francesco questa mattina ha pronunciato queste parole in piazza San Pietro, durante l’Angelus nel momento in cui, sul sagrato del Santuario di Pompei, si elevava la Supplica del 2 ottobre.

L’omelia del Porporato

Il tema della pace è centrale anche nell’omelia del Porporato, originario della Corea del Sud. Commentando la Prima Lettura, appena proclamata, ne sottolinea i legami con il presente. Non viveva tempi facili il Profeta Abacuc che, nel suo Libro, «descrive l’ingiustizia del suo tempo, i tratti di un’umanità dominata da prepotenza, violenza, ingiustizia: una valle oscura nella quale l’uomo si sente solo, impotente, spaventato. Anche il Signore sembra silenzioso rispetto a quel dolore. Il giusto chiede ragione a Dio dell’iniquità e della violenza del mondo: perché tutto questo, perché il male, perché la guerra? E così noi, oggi, possiamo chiedere: perché questa guerra fratricida in Ucraina? Perché la guerra in Siria e in tanti altri posti? Perché tanta ingiustizia nel mondo, tanta povertà, tanta fame? perché il rischio di un conflitto atomico?». Abacuc, però, ha una fede granitica e non si stanca mai di pregare. Un esempio anche per l’uomo contemporaneo. «Non vediamo forse oggi la stessa prepotenza, la stessa violenza, la stessa ingiustizia?», si chiede il Cardinale You, che incoraggia a « pregare per la pace, come ci esorta spesso Papa Francesco, per un’economia che non uccide, per un dialogo senza riserve e perché la fraternità non abbia confini. La pandemia, le guerre, le ricchezze nelle mani di pochi e la miseria di tanti. Sono molte, in apparenza, le ragioni per arrendersi, ma il Signore ci dice di continuare ad avere fiducia in Lui, di continuare a pregare, di avere occhi per vedere che, malgrado tutto». Quella di Abacuc è la stessa fede radicale del Beato Bartolo Longo, Fondatore del Santuario.

“I credenti sono chiamati a non avere paura, ad essere collaboratori di Dio con l’aiuto di “Maria, stella dei naviganti e dei viandanti nel pellegrinaggio della vita”: «A cominciare dalla nostra interiorità e dalle nostre famiglie – spiega il Celebrante – c’è pace da donare e ci sono lacrime da asciugare, ferite da curare, porte da aprire a Cristo e ai fratelli». Da qui l’incoraggiamento finale del Cardinale, che cita le parole pronunciate da Gesù agli apostoli nel Getsemani: «Carissimi fratelli e sorelle: anche noi, alziamoci e andiamo!»