Scafati. Si ammalò con l’amianto, arriva il risarcimento

Scafati. Si ammalò con l'amianto, arriva il risarcimento. Ex operaio della Fincantieri riceverà 190mila euro

Castellammare di Stabia - Fincantieri
Castellammare di Stabia - Fincantieri
Scafati. Si ammalò con l’amianto, arriva il risarcimento. Ex operaio della Fincantieri riceverà 190mila euro.

Lavoro e Salute, un ex operaio scafatese della Fincantieri viene risarcito per 190 mila euro dopo una carriera lavorativa a contatto con l’amianto. La notizia arriva nelle ultime ore dal Tribunale Civile di Torre Annunziata, l’uomo avrebbe operato per anni sotto esposizione del materiale tossico, da qui la nascita di problematiche al sistema respiratorio e la richiesta di risarcimento. Una scelta di Giustizia per la tutela della salute dei lavoratori. Lo studio dell’avvocato Domenico Carotenuto ha seguito con successo una diatriba legale che rimarca il ruolo fondamentale dello Stato nella tutela del sacrosanto diritto dei lavoratori di operare in ambienti salubri e con le dovute protezioni a contrasto di qualsiasi complicazione fisica. Un ex operaio nato e cresciuto e Scafati dopo aver negli ultimi anni affrontato una malattia al sistema respiratorio ha deciso di rivalersi contro il suo ex ambiente lavorativo, colpevole di non aver protetto il lavoratore dai rischi collegati all’amianto.

Materiale messo al bando

Dal 1992 l’Italia ha messo definitivamente al bando la sostanza reputata dannosa al punto tale da provocare patologie quali tumori maligno di tessuti dell’apparato respiratorio, malattie della pleura o polmonari. Un’iniziativa di difesa della salute pubblica alla quale però si affiancano i dati annuali che registrano ancora circa 1400 malati per esposizione all’amianto, spesso non rimosso o ancora utilizzato per essere un materiale estremamente performante da un punto di visto termico e non solo. L’ex operaio ha così deciso di rivolgersi allo studio Carotenuto per avanzare una richiesta di risarcimento che è stata in primo luogo supportato da evidenze medico – scientifiche. Le relazioni del dottor Nicola Maria Giorgio hanno potuto infatti confermare il rapporto tra malato e contatto con il materiale tossico, dimostrando così ai giudici il rapporto esclusivo del fenomeno.

«I principali argomenti e fattori considerati nella ricerca di risarcimento per questo caso sono stati quelli della mancata informazione da parte del datore di lavoro del pericolo di presenza dell’amianto e della sua pericolosità, mancata adozione delle procedure per evitare l’esposizione e il contatto diretto con l’elemento e l’assenza di dispositivi di protezione individuali (Dpi) validi per contrastare l’inalazione delle fibre di asbesto» ha spiegato nel merito l’avvocato Domenico Carotenuto. Da qui la decisione dei giudici di accogliere le richieste del lavoratore, a cui spetta ora un indennizzo dal valore totale di 190 mila euro, 130 per la sua posizione e 20 mila per i danni consequenziali ricevuti da moglie e dalle sue due figlie. A pagare sarà direttamente l’Inail, che nel 2008 ha istituito un fondo ad hoc per tutelare le vittime da esposizione ad amianto.

Cure migliori

Una buona notizia per l’uomo che, ancora in vita, potrà godere di migliori cure davanti a un grave male che rimette al centro il delicato capitolo del rapporto tra salute e lavoro. Il caso in particolare fa scuola visto l’importante cifra prevista per la famiglia, attestato su parametri superiori alla media rispetto ad altri casi simili, fermo restando l’eccezionalità di ogni singolo procedimento.

Alfonso Romano