La decisione di Stellantis di cessare i contratti con Trasnova a partire dal 31 dicembre ha innescato una grave crisi occupazionale, con l’annuncio di 97 licenziamenti collettivi. La comunicazione, inviata ai sindacati di categoria, riguarda i lavoratori impiegati negli stabilimenti Stellantis di Pomigliano d’Arco, Mirafiori, Piedimonte San Germano e Melfi.

La protesta

Tra gli esuberi, 54 sono concentrati nello stabilimento di Pomigliano d’Arco, dove da giorni i lavoratori Trasnova stanno protestando con un blocco degli ingressi merci. La mobilitazione ha già avuto conseguenze tangibili, causando il fermo delle produzioni. Una situazione che non solo colpisce direttamente le famiglie coinvolte, ma minaccia di ripercuotersi sull’intero indotto locale.

Un colpo duro per Pomigliano d’Arco

Pomigliano d’Arco si trova nuovamente al centro di tensioni legate al mondo del lavoro. Solo pochi giorni fa, il nostro giornale ha raccontato come questo territorio stia vivendo una profonda crisi occupazionale, aggravata da decisioni aziendali che paiono ignorare le ricadute sociali. Già in passato i lavoratori Stellantis avevano manifestato per condizioni contrattuali sempre più precarie. Ora, con la vicenda Trasnova, emerge un quadro ancor più allarmante: la logica degli “esuberi produttivi” sta diventando una costante, mentre il dialogo con i sindacati sembra ridursi a meri obblighi formali.

L’indotto Stellantis: un sistema in crisi?

Giungono dalle testate nazionali le notizie relative al caso Trasnova; l’indotto Stellantis è ormai da tempo sotto pressione. La volontà della multinazionale di riorganizzare la produzione per adeguarsi a una domanda sempre più frammentata – spesso orientata alla transizione elettrica – sta lasciando sul campo decine di realtà locali. Le aziende fornitrici, come Trasnova, sono le prime a risentirne, con effetti devastanti per le comunità coinvolte.

Le prospettive e la lotta dei lavoratori

La mobilitazione di Pomigliano rappresenta solo l’inizio di una lotta che potrebbe ampliarsi. I sindacati chiedono l’immediata apertura di un tavolo di confronto con Stellantis e Trasnova per esplorare alternative ai licenziamenti, come la riqualificazione del personale o il ricollocamento. Tuttavia, senza un cambio di approccio da parte della casa automobilistica, il rischio è che queste azioni restino isolate, lasciando i lavoratori in balia delle scelte aziendali.

Pomigliano e gli altri territori colpiti guardano con preoccupazione a quanto sta accadendo. Non è solo una questione di occupazione: è in gioco la tenuta sociale di comunità che da decenni legano la propria sopravvivenza all’automotive. Le prossime settimane saranno cruciali per capire se Stellantis sarà disposta ad ascoltare le richieste dei lavoratori o se prevarrà ancora una volta la logica dei tagli.

Redazione

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