I ladri hanno portato via i gioielli donati dai fedeli come ex voto, simboli di gratitudine per le grazie ricevute, ritenendoli più facilmente piazzabili sul mercato della ricettazione. Non sono state toccate, invece, le croci in oro e argento, i calici, i dipinti e le altre opere d’arte.

Il tesoro di San Prisco, composto da anelli, bracciali, collane e pietre preziose provenienti dalle parrocchie della diocesi di Nocera-Sarno, era custodito in vetrine accanto al busto in argento del santo patrono di Nocera Inferiore e in altre due stanze del museo diocesano, situato nel quartiere Vescovado.

Il furto, avvenuto nella notte tra lunedì e martedì, è stato scoperto dal direttore del museo, Salvatore Alfano, intorno alle 9:30. All’apertura delle sale per accogliere i restauratori, Alfano ha trovato il pavimento ricoperto di vetri infranti. Immediata la segnalazione ai carabinieri del Reparto Territoriale, guidato dal tenente colonnello Gianfranco Albanese.

Un piano studiato nei dettagli

Secondo le prime indagini, i ladri erano professionisti con una conoscenza approfondita del museo. Sono entrati attraverso un ingresso secondario, manomettendo il sistema di allarme e disattivando le telecamere. Dopo aver forzato una porta in ferro nascosta alla vista da un trittico, hanno infranto il vetro delle teche, impossessandosi dei preziosi e dandosi alla fuga.

Le modalità del colpo e l’intervento sugli impianti di sicurezza confermano la preparazione della banda. L’entità dei danni è ancora da valutare, mentre il personale del museo sta completando l’inventario degli oggetti sottratti.

Un colpo al cuore della comunità

La comunità locale è sotto shock per la perdita dei preziosi oggetti votivi, di grande valore storico e religioso. Il museo San Prisco, punto di riferimento culturale e spirituale, rappresenta un simbolo identitario per la diocesi.

«Esprimiamo grande dolore – ha dichiarato monsignor Giuseppe Giudice – per questa violazione che danneggia l’intera comunità, minandola nelle sue radici. È stato saccheggiato un deposito di storia, memoria, fede e devozione accresciuto nei secoli. Questo danno non è solo economico, ma valoriale e identitario. Risponderemo rinnovando il nostro impegno per la tutela delle nostre bellezze, della cultura e della storia».

Redazione

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