Dai congedi ai bonus economici, passando per contributi statali e comunali: sono molteplici gli strumenti previsti per sostenere le lavoratrici, dipendenti o autonome, durante la maternità. Il network Partner d’Impresa ha realizzato un vademecum che raccoglie tutte le misure a disposizione per affrontare con maggiore consapevolezza il periodo dell’attesa e dell’arrivo di un figlio, sia naturale, adottato o in affido.
Diritti e scelte libere
«Troppe donne vivono la maternità con ansia, mentre dovrebbe essere un tempo da godere pienamente», sottolinea Sonia Canal, CEO di Partner d’Impresa. «Ogni scelta è legittima: tornare al lavoro, farsi aiutare o restare a casa. L’importante è conoscere i propri diritti».
Sostegno per le lavoratrici dipendenti
Le madri dipendenti hanno diritto a due forme principali di tutela:
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Congedi, permessi e riposi (sostegno in termini di tempo);
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Indennità economiche, differenziate in base alla tipologia contrattuale.
Durante il congedo di maternità, l’INPS eroga un’indennità pari all’80% della retribuzione media giornaliera, per un totale di cinque mesi, modulabili (due mesi prima e tre dopo il parto, oppure tutto il periodo dopo il parto, se certificato da un medico).
In caso di gravidanza a rischio, la maternità può essere anticipata per tutta la durata dell’interdizione medica. Se la gravidanza si interrompe oltre il 180° giorno, si ha comunque diritto all’indennità di maternità.
Tutele anche in caso di disoccupazione
Se il rapporto di lavoro cessa o è sospeso entro 60 giorni dall’inizio della maternità, si conserva il diritto all’indennità. Chi riceve la NASpI può richiedere l’indennità di maternità all’INPS.
Sostegni comunali
Le lavoratrici non coperte da altre forme di tutela INPS possono accedere all’assegno di maternità comunale, concesso ai residenti in base all’Isee. Il beneficio vale per ogni figlio nato o adottato e può essere richiesto al proprio Comune.
Maternità per lavoratrici autonome
Anche le libere professioniste e iscritte alla Gestione Separata INPS hanno diritto a cinque mesi di maternità, purché sia stato versato almeno un contributo nei 12 mesi precedenti il parto. Se non si possiedono i requisiti, è possibile richiedere l’assegno comunale.
Le autonome con due figli, il più piccolo sotto i dieci anni, e reddito inferiore a 40.000 euro possono ottenere un’esenzione parziale dai contributi Ivs (invalidità, vecchiaia e superstiti). Sono previste anche forme integrative offerte da casse e fondi sanitari privati.
Bonus mamma 2025
Introdotto con la Legge di Bilancio 2025 e valido fino al 2026, prevede l’esonero totale dai contributi previdenziali (fino a 3.000 euro l’anno) per madri con almeno tre figli, dipendenti a tempo indeterminato, sia nel pubblico che nel privato. In pratica, si riceverà uno stipendio netto più alto.
Assegno di maternità statale
Pensato per lavoratrici atipiche o discontinue, è pari a 2.508,04 euro (anno 2025). È svincolato dall’Isee, ma richiede un minimo contributivo. L’importo può essere ridotto in presenza di altre indennità percepite.
Altri bonus legati all’Isee
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Carta per i nuovi nati (da aprile 2025): 1.000 euro una tantum per famiglie con Isee sotto i 40.000 euro. Vale per figli nati, adottati o in affido dal 1° gennaio 2025 e va richiesto all’INPS entro 60 giorni.
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Bonus asilo nido: fino a 3.600 euro per figli sotto i tre anni. Il rimborso copre le rette di asili pubblici o privati autorizzati, oppure l’assistenza domiciliare in caso di patologie gravi. Anche questo si richiede all’INPS.






















