Napoli si racconta, ancora una volta, attraverso lo sguardo e la sensibilità di Ciro Ippolito.
Il documentario “C’era una volta Napoli”, trasmesso ieri sera (4 settembre 2025) e presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, non è soltanto un omaggio alla città partenopea, ma un vero e proprio viaggio sentimentale.
Un percorso on the road sotto l’ombra del Vesuvio, a bordo del celebre maggiolino scoperto, in compagnia di Marco Giusti, tra i vicoli, i teatri e i set che hanno fatto di Napoli uno dei poli creativi più vitali del cinema italiano, dagli anni ’20 fino agli anni ’90.
Il film emoziona, diverte, commuove. Scorrono aneddoti gustosi e ricordi preziosi, accompagnati da frammenti dei lavori più celebri di Ippolito: Lacreme napulitane (1981), Pronto Lucia (1982), Zampognaro innamorato (1983).
Opere che riportano in vita la grande stagione della sceneggiata napoletana, con voci e volti indimenticabili come Mario Merola, Angela Luce, Carmelo Zappulla e Regina Bianchi.
Tra i ricordi, anche il film Il Mammasantissima (1979), girato ad Angri con Mario Merola nella parte di un boss, Don Vincenzo Tramontano per la regia di Alfonso Brescia e prodotto dallo stesso Ippolito, con location iconiche come la Collegiata, via Zurlo e il cinema Minerva.
Non manca il richiamo ad Arrapaho (1984), oggi diventato un cult.
Più che un documentario, C’era una volta Napoli è una sorta di archeologia sentimentale dell’audiovisivo napoletano: un affettuoso sguardo a un mondo che non c’è più, ma che continua a vivere nella memoria collettiva.
Eppure, tra applausi e riconoscimenti, resta un piccolo rammarico. Ad Angri, molti hanno notato la brevissima apparizione del gruppo folk internazionale O’ Revotapopolo solo negli istanti finali del documentario.
Fondato nel 1933, con 92 anni di storia alle spalle, il gruppo ha portato la cultura popolare angrese in tutto il mondo. Era stato concordato che il loro nome comparisse nei titoli di coda, ma un taglio improvviso da parte della RAI ha fatto sparire quella promessa.
Lo stesso Ippolito, con grande signorilità, questa mattina ha contattato il presidente del gruppo Peppe D’Ambrosio, porgendo le sue scuse al sindaco e alla città tutta per la decisone presa dal responsabile Rai, Ippolito ha confermato ancora una volta di essere sensibile e rispettoso verso gli altri.
Per Angri, O’ Revotapopolo resta “nu piezze ’e core”: un’icona di tradizione e cultura popolare.
L’auspicio è che presto Ciro Ippolito possa essere ospite in città per una giornata di incontro e festa, per parlare ancora di cinema, di Napoli e delle radici che tengono unite le nostre comunità.



















