Addio alle gemelle Kessler: icone della tv e della libertà, unite fino alla fine

A 89 anni Alice ed Ellen hanno scelto il suicidio assistito in Germania. Sei mesi di preparativi per un commiato consapevole e condiviso. Le “gambe della nazione” restano simbolo di emancipazione artistica e personale

Alice ed Ellen Kessler se ne sono andate così come hanno vissuto: insieme, inseparabili, protagoniste anche nel loro ultimo atto.

Le due sorelle, icone assolute dello spettacolo europeo e mito della televisione italiana degli anni ’60, sono morte a 89 anni ricorrendo al suicidio assistito, consentito in Germania a determinate condizioni.

Una scelta libera e consapevole, pianificata da sei mesi e non legata a malattia o condizioni cliniche particolari.

Secondo quanto confermato dalla Deutsche Gesellschaft für Humanes Sterben (Dghs), le sorelle avevano scelto autonomamente la data del 17 novembre per dire addio alla vita.

La procedura si è svolta nella loro abitazione di Gruenwald, vicino a Monaco di Baviera, dove vivevano in due appartamenti adiacenti, divisi solo da una parete scorrevole. Quando la polizia è intervenuta, ha potuto solo constatare il decesso, escludendo il coinvolgimento di terzi.

Un portavoce della Dghs ha spiegato che entrambe erano lucide, pienamente consapevoli e che la decisione era stata maturata nel tempo, come richiesto dalla legge tedesca: chi sceglie il suicidio assistito deve avere piena capacità di intendere e volontà libera da influenze esterne. Medico e avvocato hanno seguito la procedura, verificando ogni condizione prevista.

Le gambe della nazione: mito, scandalo ed emancipazione

Nate a Nerchau, in Sassonia, nel 1936, Alice ed Ellen avevano iniziato giovanissime a studiare danza presso il Balletto dell’Opera. A 16 anni avevano lasciato la Germania Est per inseguire la libertà artistica in Germania Ovest: una scelta coraggiosa che segnò il primo muro abbattuto di una lunga serie che le porterà ad esibirsi in tutto il mondo con artisti come Frank Sinatra e Fred Astaire.

Il loro arrivo in Italia nel 1961 fu un terremoto televisivo. Con Giardino d’inverno e soprattutto Studio Uno — grazie alla regia di Antonello Falqui, alle coreografie di Don Lurio e alla sigla “Da-da-un-pa” — le gemelle divennero un fenomeno pop di portata nazionale. Le prime gambe scoperte della tv italiana accesero dibattiti, critiche, censure, ma sancirono anche un nuovo linguaggio dello spettacolo.

Negli anni ’70 posare per Playboy rappresentò un ulteriore gesto di emancipazione: lo scandalo fu enorme, ma l’edizione italiana del magazine raggiunse un record assoluto di vendite.

Ballerine, cantanti, soubrette, attrici: artiste complete e moderne quando il termine “iconiche” non era ancora entrato nel nostro vocabolario.

Una vita di scelte: eredità, libertà, dignità

Già nel 2012 le Kessler avevano dichiarato di voler ricorrere all’eutanasia qualora una delle due fosse entrata in stato vegetativo. La loro idea di dignità era chiara, coerente e condivisa.

Non solo: nel 2006 avevano deciso di destinare tutto il loro patrimonio a Medici Senza Frontiere, rivendicando la volontà di aiutare chi è davvero in difficoltà. Anche la loro eredità spirituale si chiude dunque all’insegna del gesto solidale.

Il quadro giuridico in Germania

Dal 2020, in Germania il suicidio assistito non è reato, a seguito di una storica decisione della Corte Costituzionale federale che ha riconosciuto il diritto all’autodeterminazione sulla propria vita e sulla propria morte. Restano vietate invece le forme di eutanasia attiva. Le proposte di una disciplina più dettagliata sono ancora al vaglio del Parlamento.

Per accedere alla procedura, come nel caso delle gemelle Kessler, è necessario essere maggiorenni, pienamente capaci di agire e dimostrare una volontà stabile e non impulsiva.

Un addio che divide ma che racconta un’epoca

La scomparsa di Alice ed Ellen Kessler chiude un capitolo fondamentale della storia dello spettacolo europeo. La loro scelta estrema apre inevitabilmente un dibattito etico, ma spicca come ultimo gesto di libertà: l’ennesimo muro abbattuto da due donne che hanno trasformato la propria vita — e la propria morte — in un atto di autodeterminazione.

Le “gambe della nazione” non danzeranno più, ma il loro passo rimarrà incancellabile nella memoria collettiva.

JeanFranck Parlati