Camorra nell’Agro, 134 anni di carcere per 21 imputati: definito il processo sull’alleanza Giugliano–Fezza-De Vivo–Amoruso

Si è concluso con 134 anni di reclusione complessivi il processo con rito abbreviato davanti al gup del Tribunale di Salerno, nell’ambito dell’indagine che ha ricostruito la fitta rete di rapporti tra il gruppo guidato da Rosario Giugliano, detto ’o minorenne, il clan Fezza-De Vivo di Pagani e la fazione Amoruso di Poggiomarino.

Si è concluso con 134 anni di reclusione complessivi il processo con rito abbreviato davanti al gup del Tribunale di Salerno, nell’ambito dell’indagine che ha ricostruito la fitta rete di rapporti tra il gruppo guidato da Rosario Giugliano, detto ’o minorenne, il clan Fezza-De Vivo di Pagani e la fazione Amoruso di Poggiomarino. Le pene inflitte sono quasi la metà dei 264 anni richiesti dalla Direzione Distrettuale Antimafia, mentre due imputati sono stati assolti.

Le condanne, di varia entità, riguardano figure ritenute parte attiva di un sistema criminale fondato su estorsioni a imprenditori, gestione del traffico di droga, armi illegali, aggressioni e controllo del territorio tra Pagani, Nocera Inferiore, Scafati e comuni limitrofi dell’Agro nocerino-sarnese. Per molti dei condannati sono state disposte l’interdizione dai pubblici uffici e il risarcimento dei danni alle parti civili costituite.

Restano ancora a giudizio, con rito ordinario, quattro imputati davanti al Tribunale di Nocera Inferiore. Assolti invece Emanuele Amarante e Nicola Liguori. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni.

Le dichiarazioni dei pentiti e la rete di alleanze criminali

L’inchiesta rappresenta il seguito delle operazioni concluse nel giugno 2024 e si è avvalsa delle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, tra cui lo stesso Giugliano e Raffaele Carrillo, entrambi considerati vertici dell’organizzazione. I racconti dei pentiti hanno permesso agli inquirenti di delineare un sistema unitario, in cui Giugliano avrebbe stretto accordi con gruppi criminali dei territori confinanti per gestire affari, spartizioni e attività illecite.

Secondo gli investigatori, il neomelodico Rosario Manzella, detto “Zuccherino”, ritenuto figlio adottivo di Giugliano, e Salvatore Iervolino avrebbero avuto il compito di riscuotere il pizzo da imprenditori dell’area industriale di Fosso Imperatore. Gli obiettivi sarebbero stati indicati al clan da un imprenditore paganese residente a Nocera Inferiore.

Le richieste estorsive, sempre secondo l’accusa, si sarebbero allargate anche a Scafati, colpendo una nota azienda conserviera, e avrebbero coinvolto anche un imprenditore del settore funebre. Il totale del denaro versato ammonterebbe a circa 110mila euro. Tra le vittime figura inoltre un imprenditore di Nocera Inferiore, già presidente della Nocerina Calcio.

Progetto di agguato e attività del gruppo Amoruso

Dalle carte emerge anche un presunto progetto di omicidio ai danni di Carmine Amoruso: Giugliano avrebbe incaricato un gruppo di cinque persone di pianificare l’agguato, predisporre le fughe, individuare i killer e occuparsi delle armi.

Il gruppo riconducibile agli Amoruso risponde invece anche di rapina e detenzione di stupefacenti.

Alla difesa degli imputati hanno preso parte diversi legali, tra cui Gregorio Sorrento, Giovanni Pentangelo, Antonio Usiello, Vincenzo Calabrese, Teresa Sorrentino, Antonio De Martino, Giuseppe Della Monica, Tommaso Annunziata e Francesco Matrone.

Redazione

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