Lo scorso lunedì 22 dicembre la scuola Galvani-Opromolla di Angri, guidata dalla dirigente scolastica Anna Scimone, ha portato in strada un messaggio forte e condiviso: dire no alla guerra e promuovere la cultura della pace.
Il corteo, partito da via Dante Alighieri, ha attraversato le principali arterie del centro cittadino fino a raggiungere piazza Doria, trasformando la città in un luogo di riflessione, partecipazione e impegno civile.
Un momento carico di emozione, vissuto intensamente da studenti, docenti e personale scolastico, uniti nel segno della solidarietà.
Ma mentre la comunità scolastica celebrava i valori della pace, nelle stesse ore iniziava a circolare con sempre maggiore insistenza una notizia destinata a preoccupare profondamente famiglie e addetti ai lavori.
Torna infatti sul tavolo l’ipotesi di dimensionamento della Galvani-Opromolla, con la possibilità – tutt’altro che remota – di separare i due plessi e assegnarli a istituti comprensivi diversi: uno al Primo Circolo, l’altro al Terzo Circolo.
Una prospettiva che appare surreale, se non fosse potenzialmente devastante. La Galvani-Opromolla non è una semplice somma di edifici, ma una comunità educativa solida e riconosciuta, che coinvolge 845 studenti, le loro famiglie, i docenti e il personale ATA.
Negli anni, questa realtà ha costruito un’identità forte sul territorio, basata su progettualità condivise, continuità didattica e utilizzo comune degli spazi.
Smembrare la scuola significherebbe cancellare tutto questo. La divisione dei plessi non sarebbe una mera operazione amministrativa, ma un intervento dalle conseguenze profonde e irreversibili.
I due edifici, distanti solo pochi metri, condividono laboratori, aula teatro e palestra. Molte delle principali dotazioni – dai laboratori scientifici a quelli creativi e didattici – sono concentrate nel plesso Galvani.
A ciò si aggiungerebbe un caos organizzativo difficilmente gestibile. La creazione di due istituzioni scolastiche distinte comporterebbe la formazione di graduatorie interne separate, con il rischio concreto che molti docenti perdano le classi seguite per anni.
Gli insegnanti sarebbero costretti a “scegliere” il plesso in base al punteggio, spezzando rapporti educativi consolidati e minando quella continuità didattica che rappresenta un pilastro della qualità dell’insegnamento.
La domanda, a questo punto, sorge spontanea: come si può dividere una scuola che opera come un unico corpo, con plessi a pochi metri di distanza?
La risposta, per molti, è altrettanto semplice: non si può, se davvero si ha a cuore il futuro della scuola pubblica.
Inoltre, una simile decisione rischierebbe di alimentare una concorrenza impropria tra istituti confinanti, generando tensioni inutili in un territorio che avrebbe invece bisogno di collaborazione, stabilità e visione condivisa.
Da tempo, ormai, viene avanzata una proposta alternativa ritenuta più logica e rispettosa delle diverse comunità scolastiche: la creazione di un istituto comprensivo che includa la Galvani-Opromolla in uno dei due circoli esistenti, senza smembrare alcuna realtà e salvaguardando identità e continuità.
Intanto, il 29 dicembre è prevista una riunione in Regione tra dirigenti scolastici e sindacati, un appuntamento che potrebbe rivelarsi decisivo. Ma una cosa appare già certa: la comunità scolastica della Galvani-Opromolla non resterà a guardare.
Dopo le proteste dell’ottobre 2023, genitori, docenti e cittadini sono pronti a far sentire nuovamente la propria voce, per difendere una scuola che è molto più di un edificio: è un presidio educativo, culturale e sociale per l’intera città di Angri.






















