Il piano di dimensionamento scolastico per l’anno 2026/2027 in Campania prevede un’ulteriore riduzione della rete educativa regionale, con il taglio di 23 istituti e il conseguente abbassamento del numero complessivo delle autonomie scolastiche a 830. È quanto emerso dal vertice svoltosi il 29 dicembre presso il Centro Direzionale di Napoli, alla presenza dei dirigenti regionali, della nuova direttrice generale dell’Ufficio Scolastico Regionale, Monica Matano, e delle organizzazioni sindacali.
La riorganizzazione recepisce le disposizioni nazionali e l’Ordinanza del Consiglio di Stato, che impongono una razionalizzazione della rete scolastica nonostante il precedente pronunciamento favorevole del Tar ottenuto dalla Regione Campania. Una manovra che tiene conto soprattutto del calo demografico e della necessità di ottimizzare strutture e risorse, ma che continua a suscitare forti perplessità.
Particolarmente significativo l’impatto sulla provincia di Salerno, dove le bozze del piano delineano fusioni, accorpamenti e soppressioni. Nel capoluogo salernitano è prevista la chiusura dell’istituto “Santa Caterina da Siena – Amendola”, che conta 492 iscritti: l’indirizzo alberghiero confluirà nell’istituto “Roberto Virtuoso”, mentre i percorsi tecnici saranno assorbiti dall’Itis “Basilio Focaccia”. A Campagna è prevista la fusione tra l’Istituto Comprensivo “Palatucci” e l’Istituto Comprensivo “Campagna Capoluogo”. A Fisciano si procederà all’accorpamento tra l’Istituto Comprensivo “Nicodemi” e il “De Caro” di Lancusi. Più articolata la riorganizzazione ad Angri, dove dalle attuali tre istituzioni scolastiche nasceranno due nuovi Istituti Comprensivi, attraverso un processo di verticalizzazione che unirà scuole elementari e medie.
Dura la reazione delle organizzazioni sindacali. Cgil e Flc-Cgil hanno inviato una lettera aperta al Presidente della Regione Roberto Fico, alla direzione dell’Usr e all’Anci, esprimendo una netta contrarietà al metodo adottato. I segretari Nicola Ricci e Ottavio De Luca pur riconoscendo le difficoltà legate alla diffida del ministro Giuseppe Valditara, contestano l’assenza di un reale confronto e la richiesta di avanzare proposte alternative in tempi ristrettissimi, giudicata una “guerra tra poveri priva di senso”.
Critiche anche da parte di Anief Campania, che ha evidenziato come le tempistiche ridotte non abbiano consentito un dialogo approfondito con enti locali e parti sociali. Secondo il sindacato, il piano continua a basarsi su criteri esclusivamente numerici, senza una reale valorizzazione delle specificità territoriali. Un quadro che, secondo i dati forniti dalle sigle sindacali, negli ultimi anni ha già portato alla perdita di circa 200 istituzioni scolastiche in Campania, con il rischio di scuole sempre più sovradimensionate e meno rispondenti alle esigenze delle comunità locali.






















